Matrimonio in spiaggia

Oggi é stato il grande giorno di mia cognata Kimber e mio oramai cognato Demetri. Sono convolati a seconde nozze per entrambi, dopo poco più di un anno che si conoscono e frequentano e hanno scelto la spiaggia della Florida per coronare il loro amore, riunendo famigliari e amici da tutti gli Stati Uniti, dall’Oregon alla California, dall’Illinois al Colorado, dal North Dakota alla Florida; 25 persone erano presenti per festeggiare questa bellissima coppia.

Io ero molto emozionata, il mio primo matrimonio in spiaggia, una cosa che da noi non é molto usuale!

Non posso che dire che é stata un’esperienza bellissima. Innanzitutto dopo il temporale di ieri sera oggi era una giornata DA URLO! Cielo terso, temperatura perfetta (28 C gradi), ventilato e in più l’oceano ci ha regalato i suoi più bei colori! Che sogno!

La cerimonia é stata breve e toccante. Il pastore ha letto e commentato un paio di passi scelti dalle Sacre Scritture e poi gli sposi stessi hanno letto i loro voti l’uno all’altro.

Dire commovente é poco. Parliamo di due persone adulte, che escono da precedenti relazioni non andate a buon fine. Entrambi inoltre hanno perso il papà quest’anno, il che ha aggiunto ancora più emozione a tutta la cerimonia/festa. Le parole e promesse che si sono scambiati hanno toccato il cuore di tutti i presenti, dando dei punti di riflessione sulla vita di coppia, almeno per me. A seguire il classico scambio delle fedi, che a breve verranno sostituite da due tatuagi sugli anulari di Kimber e Demetri. Loro sono davvero una coppia rock (é l’unico aggettivo adatto secondo me!). Lei si definisce un’anima gitana, lui un’anima hippie, e allo stesso tempo sono due persone con una responsabilità non indifferente in ambito professionale: lei infermiera specializzata nella cura e assistenza persone anziane, lui medico a capo del reparto di neurologia di un ospedale universitario. Sono splendidi! Non ho mai visto coppia più innamorata di loro, quando si guardano sprizzano amore e cuori da ogni poro, ma non quelli sdolcinati, quelli di un grande amore responsabile e maturo, con quel tocco di follia che rende una relazione ancora più solida. Stupendi!

Finita la cerimonia in spiaggia é seguito il pranzo a buffet e i balli scatenati. Una cosa toccante é stata l’aver messo due sedie al tavolo che sono rimaste vuote e al posto del piatto é stata messa una fotografia. Era il posto riservato ai rispettivi papà. Non ci sono più fisicamente, ma la loro presenza é stata comunque fortemente sentita da tutti.

Mi piace la formula americana del matrimonio. Lascia più spazio alla coppia e si possono intravedere sfaccettature della personalità della stessa da quello che viene detto nello scambio dei voti. Inoltre é la formula che sta esattamente a metà in materia di tempo tra il nostro matrimonio civile e quello religioso. Ripeto, mi é piaciuto davvero tanto.

Non mi resta che concludere augurando a Kimber e Demetri che l’amore li accompagni sempre nel loro nuovo cammino insieme, ma sono sicura che sarà così, lo si legge nei loro occhi!

Evviva gli sposi!!!

Destinazione sud: quarto e ultimo giorno

Inanzitutto voglio correggere un errore nel post precedente in cui all’inizio ho detto che abbiamo finito di attraversare lo Iowa. Bugia! Era il Missouri. Ero talmente stanca alla fine del terzo giorno di viaggio che non capivo più nulla.

Veniamo comunque all’ultimo giorno di viaggio. Ci siamo svegliati più tardi del solito perdendo la colazione in hotel e facendola al “Waffle house” dove Dirk ha scelto l’opzione con steak che ha scatenato la mia ilarità e quella degli amici italiani su Facebook.

Ci siamo poi rimessi in moto per gli ultimi 850 chilometri circa. La mia macchina profuma di vomitino e per fortuna il sole é dalla nostra parte e posso tenere coil tettuccio della macchina aperto e areare l’ambiente. I bimbi non ne possono più di questi giorni passati in auto. Anthony si ribella ogni volta che lo sediamo nel seggiolino e parte sempre un round di lotta greco-romana per riuscire a sistemarlo tra le sue urla che vanno ben oltre i decibel umanamente sopportabili. Allison con il broncio ribadisce, ogni volta che ne ha l’occasione, che questi 5 giorni (3 in realtà, 4 con oggi) in macchina proprio non le piacciono. Neanche a noi piacciono tanto ma bisogna andare avanti. Finiamo di attraversare la Georgia facendo una tappa nella stazione di servizio più squallida della storia, ma alle urgenze fisiologiche non si comanda, se di una 5enne poi, ancora meno. E poi dopo tre ore di viaggio finalmente passiamo il tanto agognato confine ed eccoci in Florida. Yeaaahhhh!

Mancano comunque ancora 5 ore é mezza di viaggio e si sa che più ti avvicini alla meta, più lontana questa appare, soprattutto dopo una traversata come la nostra. La strada scorre come in un videogioco tra palme, vegetazione tropicale, tanti laghi e paludi. Sfortunatamente non c’è una strada lungomare ma la bella temperatura e l’aver messo i sandaletti ai piedi dei bimbi ci ha rallegrato tutti.

Negli ultimi 90 minuti abbiamo fatto più tappe in proporzione che in tutti i 4 giorni di viaggio, ma la stanchezza é una brutta bestia e meglio così piuttosto che non arrivare mai. Boccata d’aria, sgranchire le ossa e avanti.

Alla fine dopo 3418 chilometri, dopo aver attraversato 9 stati e aver visto parte dell’America rurale, dopo ho perso il conto di quanti rifornimenti, siamo arrivati alla tanto agognata meta.

Ora ci aspettano un matrimonio in spiaggia sabato e poi riassettare casa non appena ne troviamo una e ambientarci in questo “paradiso”.

Concludo questo diario di viaggio con un ringraziamento speciale alle nostre due Toyota (Highlander e Tundra le consiglio a tutti!) e ai miei due tesori: 5 anni una e 21 mesi l’altro, creature fantastiche i bimbi tutti!

Direzione sud: terzo giorno

Che giornata oggi ragazzi! Emozionante ed estenuante. Vado con ordine che ho tanto da raccontare!

Lasciato il nostro hotel dopo colazione abbiamo continuato il nostro tragitto finendo di attraversare lo Iowa per poi toccare brevemente l’Arkansas e poi il Tennessee, destinazione Memphis e nello specifico Graceland! Eh sì, io sono una grande fan di Elvis e abbiamo colto l’occasione di questo viaggio per visitare il suo regno. Ero già emozionatissima solo a vedere la facciata della casa passandoci davanti in macchina, figuratevi! Ma scriverò un capitolo a sé nei prossimi giorni solo su Graceland. Anticipo solo che la nota un po’ negativa é stato il tempo, pioggia, pioggia e ancora pioggia.

Dopo la visita a questo davvero angolo di paradiso ci siamo rimessi in moto. Abbiamo attraversato lo stato del Mississippi, toccando Tupelo (città Natale di Elvis) che io pensavo un paesotto e invece é molto più grande di quello che mi immaginavo. E poi l’Alabama. E qui prima di tutto, per fortuna, abbiamo ritrovato un po’ di sole e poi ho finalmente capito perché si dice “sweet home Alabama”! Per quel poco che ho visto attraversandolo in auto posso solo dire: ma che bellezza! Alberatissimo, verdissimo, bellissimo! Uno spettacolo! Un paesaggio sempre ondulato, collinoso, completamente ricoperto da alberi. Davvero, mi ha colpito tantissimo!

Abbiamo quindi raggiunto Birmingham dove da un’autostrada a 2 corsie con un traffico scorrevole, ti trovi catapultato in 5 corsie di traffico cittadino frenetico. Si passa attaccati al centro così ho visto un poco della città e non mi é dispiaciuta tutto sommato.

E di seguito eccoci in Georgia. Ci fermiamo a fare benzina e ci rendiamo conto che passato il confine tra Alabama e Georgia abbiamo pure guadagnato un’ora sul fuso orario. Decidiamo di cenare in un “dining” attaccato all’area di servizio. Abbiamo mangiato bene, solo che la struttura credo sia stata fatta negli anni 50 e così é rimasta sia dentro che fuori. Piastrelle che hanno visto anni molto migliori bianche e rosse tutte scheggiate, tavoli con le panche imbottite e screpolate rosse posti lungo le vetrate che guardano all’esterno e sgabelli girevoli imbottiti rossi al bancone. Mancava solo fossero venute Shirley&Laverne a servirci! E ovvio, anche qui é scattato l’effetto film “E questi chi sono? Da dove arrivano? Cosa vogliono?”. Poi quando apro bocca io con il mio accento strano, tutti sgranano gli occhi ancora di più o mi guardano molto male, come un sioreto questa sera. Amen. Io gli ho fatto un gran sorriso, lui mi ha dato le spalle, ha pagato e se ne é andato brontolando. Io ho riso.

Ora di rimettersi in macchina. É già buio ed ha ricominciato a piovere. Tanto e forte! E va bene, finché non arriviamo nei pressi di Atlanta. Di nuovo traffico impazzito, autostrada a 7 corsie dove tutti sfrecciano a destra e a manca nonostante la pioggia battente. Dirk davanti a me che non rallenta e io che lo perdo. E poi impreco! Credetemi, il tergicristallo al massimo non riusciva a tenere pulito il cristallo, visuale pessima, buio, tutti che correvano come fossero inseguiti da Godzilla. Anche qui l’autostrada passa vicina al downtown e così mi sono goduta Atlanta by night, che vista così di passaggio era pure carina con i suoi grattacieli e le sue luci, pur non avendo mai sentito tante belle cose su questa città, della serie se la conosci la eviti. Alla fine con un paio di gimcane tra le corsie sono riuscita a ritrovare Dirk. Da brava moglie é partita la telefonata con qualche insulto, ma va bene così. Fatta anche questa. La pioggia ha sballato, arriviamo all’hotel dove pernottiamo questa notte, spengo il motore e sento da dietro un suono e penso: “No, ti prego, no, non stasera” mi giro e invece sì! Anthony con un conato di vomito ha buttato fuori tutta la cena, povero piccolo. Ok. Perlomeno siamo in hotel e non nel traffico bestiale di Atlanta. Apro la porta della macchina e a momenti faccio un infarto. Mi trovo davanti una tipa sui 35 anni che comincia a parlarmi e insomma per farla breve mi chiede dei soldi. Le dico che mi spiace ma non porto contante con me. Volevo dirle anche che volendo però avevo un bimbo coperto di vomito, metti mai volesse aiutarmi. Ma no, non lo dico, lei si scusa mi ringrazia e se ne va verso la macchina di Dirk dove la scena si ripete. Con una differenza però. Lui l’ha vista arrivare, io ancora non so da dove sia sbucata e come abbia fatto a posizionarsi così bene che aperta la porta della macchina e messo giù in piede era davanti al mio naso.

Comunque tutto é bene quel che finisce bene. Resta ancora da capire poi perché 2 personaggi in una Dodge, mentre Dirk prendeva un’ultima cosa dalla macchina, sono entrati nel parcheggio, abbassato i finestrini facendo sentire a tutto il quartiere la potenza del loro impianto stereo, spento il motore e quando Dirk si é girato a guardarli, questi hanno ingranato la quinta e sono sgommati via lasciando qualche bel dollarone di gomme sull’asfalto. Ecco, diciamo che Atlanta non mi sta tanto simpatica, comincio a capire.

E per concludere: chilometri percorsi oggi 764. Ce ne mancano 860 per raggiungere la nonna in Florida. In teoria possiamo farcela domani, in pratica ce la faremo. Buonanotte.

Destinazione sud: secondo giorno

Secondo giorno: altri 862 chilometri nella schiena e nel fondoschiena, e si sentono tutti.

Oggi abbiamo finito di attraversare lo stato dello Iowa che non ha riservato grandi sorprese se non le famose fattorie e silos, che lo ammetto adesso cominciano a darmi la nausea. Superate le città Cedar Rapids e Iowa City, ci siamo addentrati in Missouri. Questo stato ci ha accolto con tanta pioggia che metà sarebbe già stata troppa. I segni del clima migliore che si gode quaggiù sono evidenti. La primavera é già sbocciata, alberi fioriti dapperttutto e tanto bel verde. I grandi spazi piani sono meno frequenti, zone collinari e qualche altura in lontananza hanno allietato la nostra traversata. Abbiamo toccato la città di St. Louis senza fermarci a vedere il Gateaway Arch (che io ci tenevo tanto!) ma le condizioni meteorologiche e temporali non ce l’hanno permesso. Tanto meno salutare una cara amica che vive lì in zona, purtroppo (ciao Daniela, ti ho pensata tanto!). L’essere partiti un giorno in ritardo ha un peso non indifferente sulla nostra tabella di marcia, dobbiamo pedalare e allora avanti tutta.

E così stanotte pernottiamo in Missouri, vicinissimi al confine con il Tennessee, in una sempre “ridente” località chiamata Hayti (e per “ridente” intendo dimenticata da Dio, dal mio punto di vista europeo).

Siamo ad un tiro di schioppo da Nashville, il gotha della musica country. Potremmo fare una piccola deviazione ed immergerci nella sua atmosfera per un paio d’ore, ma credo che per questa volta quella sentita alla radio mi sia bastata; la scelta era tra 5 stazioni radio: country classico, moderno, country o country? Ah, dimenticavo la quinta stazione radio: country!

Questa seconda giornata é stata più pesante per me, in compenso però i bambini si stanno comportando benissimo cari. Sfiniti ma bravi i miei due amori immensi!

Ah curiosità del Missouri. Lungo la strada molto spesso ho visto cartelli giganti che invitavano ad visitare delle aziende produttrici di vino e all’assaggio dei loro prodotti, ma non ho visto l’ombra di un vigneto nei dintorni. Capitolo da approfondire in futuro: i vini del Missouri (e confesso che un po’ mi viene già da ridere).

Notte gente, abbiamo coperto poco più di metà del viaggio. Domani la nostra corsa verso il sole e l’oceano continua.

Direzione sud: primo giorno

E il primo giorno di viaggio se ne é andato. Abbiamo lasciato Grand Forks in North Dakota vedendo i primi segni della primavera: stormi di oche diretti a nord e i campi allagati dalla neve che si é sciolta e che la terra ancora gelata o già intonsa non riesce ad assorbire. In 2-3 settimane tutto sarà di nuovo florido e il verde esploderà all’improvviso portando le belle temperature e la possibilità finalmente di stare all’aperto in maniche corte. Per ora é ancora tutto marrone, erba bruciata dal freddo e alberi ancora dormienti.

Oggi nel nostro tragitto abbiamo toccato Fargo, Minneapolis e ci siamo fermati a Waverly, “ridente” località a un’ora e mezza da Iowa City. Abbiamo quindi attraversato il North Dakota, il Minnesota ed ora siamo in Iowa.

Come appena detto, lasciato alle spalle il North Dakota ci siamo addentrati in Minnesota. Inizialmente lo scenario non era tanto differente, una tavola rasa ricoperta di laghi ancora ghiacciati. Poi la vista é migliorata, un terreno ondulato e più alberato, rispetto al North Dakota, ci ha accompagnato per la maggior parte del tempo e anche i pali dell’alta tensione che per chilometri e chilometri hanno costeggiato l’autostrada. Il tutto ci ha aiutato a rimanere più vigili durante la guida, che quando si passa una giornata al volante anche il paesaggio ha il suo peso nell’aiutarti a non cadere in catalessi.

Nei pressi di Minneapolis un primo sentore di civilità; il traffico più intenso e caotico delle grandi città, ambulanze e macchine della polizia a sirene spiegate che mi hanno fatto temere il peggio (coda in autostrada), ma per fortuna erano solo di passaggio in quel specifico tratto per raggiungere il luogo di un incidente non in sede autostradale.

E poi eccoci in Iowa, altro stato di base agricolo e piatto. La cosa bella é stata cominciare a rivedere l’erba verde. Mi sono sentita davvero finalmente libera dalla morsa invernale del gelido Nord. Mi sono risvegliata interiormente stile farfalla che uscendo dalla crisalide, sgranchisce le zampette e poi dispiega le ali. Bellissima sensazione. Non ho ancora preso il volo comunque, ma arriverà anche quel momento.

In Iowa abbiamo visto tante tantissime pale eoliche, che per un momento mi pareva di essere in Germania del nord, tra Berlino e Hannover, piatto uguale, e a questo si é accompagnata ovviamente una stretta al cuore pensando alla mia amatissima Europa.

E fattorie. Quante fattorie. E ancora fattorie. E silos. Silos a destra. E a sinistra. E in lontananza. E io le fotograferei tutte queste fattorie e pure i silos, ma correndo in auto non é la cosa più consigliata da fare, no? Ma una mi é scappata lo stesso.

Un fatto “divertente” é stato che stasera entrando nel ristorante dove siamo andati a cenare, come siamo entrati ho visto tantissimi occhi alzarsi e guardarci come dire “E questi da dove arrivano?” Il sottofondo musicale non si é fermato, ma la sensazione era quella tipica da scena da film: entrano in scena gli stranieri, per un secondo tutto si ferma e tutti gli occhi sono puntati su di loro. Che ridere!

E ora cerco di riposare le stanche membra in previsione della tirata di domani. Oggi abbiamo macinato 850 chilometri e abbiamo una meta in mente che copre una distanza un po’ più grande di quella percorsa oggi; speriamo di raggiungerla o perlomeno di avvicinarla il più possibile. Notte mondo!