Il punto della situazione

Ci sono ancora! Eh si’ eh, eccomi qui!
Nonostante le tante cose simpatiche che potrei scrivere oggi mi confesso. Sono ad un punto della mia vita in cui davvero mi chiedo “CHE CI STO A FARE IO QUI?”. La mia giornata tipo in questo momento e’ come segue: sveglia alle 5:30. Preparo entrambi i bimbi. Anthony si lascia cambiare e vestire velocemente, d’altronde a 10 mesi cucciolo mio, la differenza fisica almeno al mattino fa ancora vincere me..la sera, meglio non parlarne. Anche Allison e’ brava davvero, a volte mi chiede se posso lavarle io i dentini e il musetto perche’ “ho ancora tanto sonno mamma” e come biasimarla a quelle ore. Ore 6:15 bimbi e daddy partono. Io questa settimana ho orario dalle 9 alle 18 quindi a volte una volta spedita la ciurma, mi butto ancora in po’ in letto, leggo le prime pagine dei quotidiani e poi….e poi il tempo vola quindi di corsa mi preparo, colazione al volo e via.

Per fortuna lavoro a meno di 10 minuti da casa. Il lavoro mi da’ la pagnotta ma per il resto relativamente poca soddisfazione. Checche’ ne dicano, ok, possibilita’ di avanzamento e tutto quello che vuoi ma tutti iniziano dalla gavetta, il che vuol dire call center. Ecco, non e’ che voglia fare l’altezzosa, ho fatto di tutto nella mia vita lavorativa, dalla barista “glamour” in discoteca con il lato oscuro del pulire i cessi a fine servizio (e anche qui ci starebbe un libro), alla receptionist in hotel durante le stagioni estive, un anno anche la donna ai piani e aiuto in cucina in una pensione, alla cameriera in un ristorante in Germania sempre nel periodo estivo, alla rappresentante nella dorata Dubai, al commerciale estero del nord-est, all’interprete-traduttrice per conto mio. Si arriva ad un’eta’ in cui nutri delle aspettative e sai dove puoi arrivare. Ma poi succede che cambi continente, usi e costumi e abitudini e pam! ecco che mi ritrovo ad avere colleghi simpaticissimi e in gamba che potrebbero essere quasi tutti miei figli, la supervisor e il trainer di 25 anni che mi guardano a bocca spalancata e occhi strabuzzati quando sentono che ho una bimba di 4 anni e uno di 10 mesi alla mia veneranda eta’ (veneranda….sono solo 44, pivelli voi invece!), che loro ne hanno gia’ uno di 7, uno di 6 e uno di 3. Eh va beh….questione di scelte. Quindi per motivi anagrafici (ed e’ giusto cosi’ a mia opinione) di amicizie qui al lavoro non ne vedo ne’ a corto raggio ne’ a lunga distanza per il momento.
Finita la giornata lavorativa tra un venditore che ti urla addosso perche’ non e’ ancora stato pagato, l’altro che vuole parlare con qualcuno negli Stati Uniti, “Mi scusi, ma sono negli Stati Uniti, Lei e’ collegato con il North Dakota in questo momento” / “Non e’ vero, mi sta mentendo” (e mi sbatte il telefono in faccia perche’ volente o nolente l’extracomunitaria qui sono io adesso), alla signora canadese gentilissima che a fine telefonata mi chiede ma lei e’ italiana? “Uhmmm..sssi” AAAHHH i miei genitori sono calabresi! Ecco, dicevo, dopo il circo di tot ore di telefonate di questo tipo (ce ne sono anche di molto cordiali e pure di molto brutte, di quelle dove tutte le frustrazioni di una vita altrui ti vengono scaricate addosso), torno a casa e comincia il circo di casa Cauz-Olliges per preparare la cena, seguire gli umori di tutti, fare esercizi costanti di training autogeno per non sollevare da terra la piccola che a 4 anni a volte risponde come una adolescente ( e questa cosa a momenti mi fa paura) e il piccolo che urla causa denti. In mezzo ci siamo io e la mia meta’ che ci diamo man forte. Quando sta per sbottare lui, io cerco di calmarlo. Quando sto per sbottare io, sbotto e basta! Si cena e poi si cerca di mettere i piccoli a dormire il prima possibile che alle 5:30 la sveglia domani non risparmia nessuno e le giovani leve devono fare piu’ ore di sonno possibili. E anche i grandi, per lo meno io! Alle 21:30 stramazzo sul letto e mi chiedo ogni sera “possibile non ci sia un’alternativa a tutto questo?”
L’alternativa sarebbe Karin stai a casa oppure trovare un asilo piu’ vicino e togliere i bimbi da quello della base, ma un altro capitolo lo potrei dedicare agli asili qui negli Stati Uniti. Costosissimi! Da paura! E per ora quello in base e’ l’opzione piu’ economica e piu’ scomoda considerato che mio marito inizia a lavorare alle 7 di mattino a 25 km da casa.

Ma poi si presenta un’alternativa, che io ho pure accettato. Un’altra offerta di lavoro. Altra azienda famosa in tutto il mondo per chi e’ del settore, che mi offre una retribuzione decisamente piu’ adeguata alla mia esperienza. Che mi permetterebbe di lavorare usando almeno 2 delle 4 lingue che parlo. Che mi offre un comune orario d’ufficio dal lunedi’ al venerdi’ (quindi eliminiamo l’incubo del lavorare un giorno del fine settimana che con bambini non e’ proprio l’ideale,  ma anche senza a mia opinione). Che dista UN’ORA da casa e ovviamente in direzione opposta alla base. Allora, la maggior parte di voi in inverno in North Dakota non ci e’ mai stato e mai ci sara’ (e fate bene!), perche’ adesso che finalmente e’ arrivata primavera tutto bene tutto bello, ma con l’arrivo dell’inverno un’ora di strada al mattino e  una alla sera in mezzo al  nulla che metti mai foro una gomma sono davvero dispersa…..da qui l’utilita’ del kit di sopravvivenza da tenere in auto, per chi si ricorda quel post di qualche tempo fa (Kit di sopravvivenza)
Boh…mi chiedo: ma il North Dakota e’ famoso per offrire opportunita’ che pero’ non si combinano assieme per fare una vita normale? Chiedo troppo con sveglia alle 7, bimbi in asilo verso le 8, io e Dirk al lavoro e poi tutti a casa che magari poi di sera qualche lavoretto riesco ancora a farlo, non come ora che grazie a Dio e’ un mese e mezzo che mia mamma e’ qui ed e’ un aiuto immenso, ma tra 3 settimane che se ne torna in Italia non voglio nemmeno pensarci! Mi infilo nella sua valigia, ecco! Che gia’ ci vedo tutti 4 a meta’ settimana uscire in mutande perche’ di vestiti puliti non ce ne saranno.

Lo so, queste sono circostanze che ogni famiglia in ogni angolo del mondo si trova ad affrontare. E nonostante tutto ringrazio che siamo tutti in salute e anche che ho un lavoro. Poi non ho ancora deciso se lo lascero’ per quello piu’ distante o se tirero’ il cosidetto pacco alla nuova azienda. Devo decidere in settimana. Accetto suggerimenti e/o punti di riflessione.

Quello che so e’ che vedo una Karin che non mi piace, che e’ senza idee e statica (e chi mi conosce qui potrebbe preoccuparsi). Credo che la poca materia grigia rimasta sia ancora congelata e sotto shock dal cambiamento. Fate una preghierina tutti quanti per piacere. Che mi passi la malinconia e anche la rabbia, perche’ la rabbia non porta da nessuna parte.
Dai cavolo! Non posso essere bloccata qui, quando Quinn ha messo le mani giganti su Ca’ Sagredo a Venezia a 40 minuti da casa mia e io non posso vederle dal vivo! O andare a tutte le mostre che girano tra Milano Firenze Roma e Venezia! Aaaaaargh!!! Questa lacuna di cultura mi sta  uccidendo.

Insomma credo che questo post dimostri in maniera lampante che la Karin in questo momento non c’e’. Torna tra di noi cara. Ritrova la tua energia, le tue idee. Inventati un’attivita’ che ti dia soddisfazione, un’entrata economica per sostenere le tante spese del momento e che ti permetta di goderti i tuoi bimbi un po’ di piu’.
Un primo passo lo faccio domani, andando per la prima volta da un parrucchiere qui, che a voi sembrera’ una stupidaggine, e invece no. E che Dio o chi per esso me la mandi buona. Una bella testa a posto fuori, spesso funziona meglio anche dentro, almeno per me.

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2 pensieri su “Il punto della situazione

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