Lavorare negli USA, lavorare per Amazon

Il tempo vola! Sono 7 settimane ormai che lavoro qui negli Stati Uniti. Al mio solito ho avuto una sfortuna sfacciata, della serie fatto il colloquio e la sera seguente Amazon ha confermato l’interesse ad avermi tra i suoi non dipendenti come si dice in Italia, bensi’ tra i suoi associati o collaboratori o membri della squadra. Negli Stati Uniti e’ cosi’, in particolare per le aziende molto grosse quali Amazon, ci tengono a fare gruppo, a farti sentire parte di un progetto, indifferentemente dal ruolo che andrai a ricoprire.

La mia avventura e’ iniziata il 13 marzo scorso e vi racconto parzialmente come e’ stata fino ad ora.
Per iniziare un resoconto del primo giorno.
Ore 8:25 arrivo in sede. Ci sono un paio di persone li’ in entrata, in attesa come me di essere scortate all’interno dell’edificio. Dopo 2 minuti arriva un'”Amazoniana” (come ci si chiama tra di noi della squadra) che ci accoglie con un  sorriso smagliante e ci scorta nell’aula dove si svolgeranno le prime 4 settimane di training (dimenticavo…le settimane di training sono in totale 8). Siamo un gruppo di 18 persone, io ad occhio sono la piu’ attempata ed alzo l’eta’ media che si aggira sui 22 anni piu’ o meno. Mi guardo attorno: con i miei jeans e dolcevita grigio sono la Cindy Crawford della situazione e per chi mi conosce e sa come sono, questo la dice lunga. 3 ragazzi che dal primo giorno ad oggi non ho mai visto senza in testa il tipico cappellino da baseball. Uno di questi tatuato sull’80% del corpo. Ci sono disegni che sbucano dapperttutto, sul collo da sotto la maglietta, sui polsi da sotto le maniche della felpa, sulle gambe dal ginocchio in giu’. Si’ perche’ anche con -8 gradi C qui in North Dakota si va in giro gia’ sbracciati e sgambati come dico io. Due signore, di cui una della mia eta’ circa di origine pellerossa. Le riconosci subito! Per quanto completamente diverse, in entrambe i lineamenti tipici visti nei film indiani contro cowboys li distingui subito. Capelli nerissimi, lunghissimi, bellissimi, quasi sempre raccolti in trecce o code di cavallo o acconciature tipiche loro; capelli lucidissimi che al pensiero di toccarli immagino avere seta tra le dita. Una di loro di una bellezza devastante, indossa sempre monili in stile ed io avrei voglia di farle mille domande sulle sue origini, ma ha un atteggiamento un po’ scostante e mi ha un po’ freddata un giorno in cui tentavo un approccio di dialogo dicendomi: “Non mi piace tanto stare tra la gente”. Io l’ho inteso come un messaggio neanche tanto tra le righe “Non mi rompere”. Probabilmente mi sbaglio, in ogni caso per ora e’ andata cosi’. Per il resto tante troppe felpe e pantaloni oversize, in ogni senso. Preciso che con questa descrizione non voglio puntare il dito contro niente e nessuno, riporto solo le mie impressioni del momento.

Arrivano i primi 2 managers che ci informano che a breve usciremo dall’aula a gruppi di 3 per fare la foto che andra’ sulla nostra tessera identificativa, il famoso badge. E allora fuori a fare la foto. Finito questo rito, uno alla volta in piedi a presentarsi dicendo nome e cognome, qualcosa su se stesso e cosa ti aspetti dal lavorare per Amazon. A seguire un paio di informazioni  molto, troppo veloci su temi importanti per esempio come gestire i propri permessi (pagati e non pagati) e altri temi connessi con il reparto risorse umane.

Prima pausa. 15 minuti. Ci spostiamo in massa nella sala ricreativa. Caffe’ e te e pop-corn a volonta’ gratuiti. Le macchine vendono ogni tipo di bibita possibile immaginabile e ogni tipo di snack dolce o salato immaginabile per non parlare di sandwich, tacos, yogurt, uova sode e tanto altro ancora. Insomma, con in tasca un paio di dollari, qui di fame sicuramente non si muore. Piu’ forni a microonde, frighi e anche un piano cottura. Ti porti la bistecchina da casa? Se vuoi te la puoi cucinare li’!

Di nuovo in aula. Si presentano 2 ragazze che saranno le nostre trainers per le prime 4 settimane. E si comincia a “lavorare”. Riceviamo nel nostro account gia’ creato una mail con una sfilza di link da cui scaricare i vari programmi che useremo per lavoro. Tutti tranquilli che smanettano e fanno, io che comincio a sudare. Per le prime 2 settimane mi ha perseguitato la maledizione di Montezuma e ogni giorno avevo un problema. Dal non venire accettati i miei dati per accedere al mio account, ai programmi operativi che a turno decidevano di non funzionare piu’. Credo di aver esaurito la mia fantasia in fatto di passwords per i prossimi 2 anni, considerando quante volte ho dovuto cambiarle.   Il periodo iniziale per me e’ stato un po’ tragico. Da brava veneta io sono abituata a lavorare per aziende che producono qualcosa di materiale e ora mi trovo qui, a districarmi tra le trame del web. Amazon cosa produce? Amazon “produce” soldi per se’ e per chi vende tramite il suo sito, per il resto offre una serie pazzesca di servizi. E’ sconvolgente vedere dal suo interno cosa sta dietro questo colosso e come funziona. Ed é anche molto interessante. E’ un’immensa macchina sempre in evoluzione. Io mi chiedo quel giorno nel lontano 1992 come sia venuta questa idea al buon Jeff Bezos e mi piacerebbe un giorno stringergli la mano e dirgli “Bravo” con sincera ammirazione. Senza ombra di dubbio una grande mente.

Ma torniamo al mio training! Le giornate si susseguono scandite dallo stesso ritmo: inizio alle 8, pausa di 15 minuti alle 10, pausa pranzo un’ora, si riprende alle 13 per finire alle 17 con un’altra pausa sempre di 15 minuti a meta’ pomeriggio. Giornate e giornate passate ad prendere appunti di corsa perche’ “non dovete e non potete sapere tutto, ma noi vi diamo i mezzi per ricercare e trovare la risposta alla domanda del venditore che ci chiama”. Ah ok, mi tranquillizzo, allora e’ meno peggio di quell che pensavo. Passa qualche settimana e scopro che ogni telefonata che riceveremo oltre ad essere registrata, deve essere risolta in un tempo massimo di 19 minuti. E in 19 minuti dovremmo parlare con il venditore, capire il problema, indicargli/aiutarlo a risolverlo e quando necessario inviare anche una mail riassuntiva. Il tutto mettendo in pratica alcuni dei capisaldi di Amazon, primo su tutti la Customer Obsession (l’ossessione per il cliente). Ok, torniamo ai 19 minuti: tanto per dire 2 giorni fa sono stata al telefono con un venditore per 90 minuti! Certo, alla fine abbiamo risolto il caso. Alleluja! Il fatto e’ che ogni giorno, come viene fatto per coloro che vendono su Amazon, anche a noi associati vengono misurati una serie di parametri e se questi non vengono raggiungi e mantenuti  ai livelli richiesti, Amazon ti lascia semplicemente a casa. Ma quali diritti dei lavoratori, sindacati e quant’altro. Qui se il “capo” si alza di malumore una mattina puo’ scaricarti  senza dover giustificare il licenziamento, come anche il lavoratore puo’ decidere di lasciare l’impiego dalla sera alla mattina o in qualsiasi momento. Cose da pazzi per noi.

Altro aspetto sconvolgente! Cos’e’ quella cosa sacra per ogni lavoratore in tutta Europa? Su’ dai, e’ facile!!!  LE FERIE! Vogliamo parlare delle ferie? Allora io nel primo anno maturero’ 5 giorni di ferie pagate. Ponti? Feste comandate? Qui di comandato ci sono solo Natale (e a volte nemmeno quello), Capodanno, 4 luglio e giorno del Ringraziamento. Il resto dell’anno si lavora ogni giorno.
Ad Amazon essendo una novella, finito il training avro’ un turno che mi obblighera’ a lavorare un giorno del fine settimana. Non so ancora se saro’ assegnata al turno dal martedi’ al sabato o a quello dalla domenica al giovedi’. Ecco ora io vorrei solo dire che ho 2 bimbi piccoli e lavorare un giorno del fine settimana avra’ un impatto di un certo tipo su tutta la famiglia. Speriamo bene. Il classico lunedi’-venerdi’ e’ riservato a chi ha incarichi piu’ alti di un certo tipo. L’orario di lavoro iniziale poi per i novelli e’ dalle 11 di mattina alle 20 di sera. Ho chiesto se potevo avere un orario piu’ idoneo alle mie esigenze famigliari. Risultato lavorero’ dalle 6:45 di mattina alle 15:45. Prendere o lasciare. Prendo.

Dall’altro lato della medaglia devo dire che tutti i managers incontrati fino ad ora si sono dimostrati davvero disponibili ad aiutare tutti noi del training da ogni punto di vista che sia questo lavorativo o privato/personale. La sensazione di appartenere ad una squadra e’ sempre presente e anche le persone ai vertici della filiale in cui mi trovo sono dotate di una grande umanita’, elargiscono parole di incoraggiamento a tutti noi in ogni momento e ci ripetono e ricordano che da Amazon non ci sono limiti. L’impegno e la dedizione vengono premiati e ci sono infiniti sbocchi per avanzare nel proprio percorso professionale. E credetemi, qui e’ davvero cosi’.

Ecco. Per ora chiudo. Avevo un’idea iniziale per questo post che e’ poi svanita durante lo scrivere perche’ ho fatto tante deviazioni non previste inizialmente. Ci sono tantissime altre cose che ho tralasciato e riprendero’ in un altro momento. Spero di riuscire a scrivere di nuovo presto. L’aver ripreso a lavorare ha avuto un impatto pesante sulla nostra routine famigliare di cui parlero’ prossimamente; orari pesanti per tutti e tanta stanchezza e sfinimento. Spero solo che i sacrifici che stiamo facendo tutti quanti in questo momento abbiano un riscontro positivo a breve, soprattutto per i miei 2 marmocchi e diciamolo anche per me, che sono in una fase di spossatezza in crescendo.

Alla prossima e ricordate! Come dice Jeff Bezos: Every day is day one! e Keep it real man, lo aggiungo io!

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