Paese che vai….

…..usanze che trovi! E qui ce n’è una che proprio non capisco.

Siamo in una posizione geografica che implica inverni gelidi, nevosi e lunghi e (udite udite!) non si usa il sale come da noi per pulire le strade da neve e ghiaccio.  Quando abbiamo domandato il motivo, la risposta é stata “perché rovina la carrozzeria delle auto”. Sarà, non lo so, non sono proprio una grande esperta in campo. Fatto sta che qui si usa la sabbia con il risultato che ok, anche la sabbia crea un po’ di attrito per correre un po’ più in sicurezza, ma di certo non scioglie il ghiaccio. E così da ottobre a marzo qui si guida su uno strato di spessore variabile, bello compattato di ghiaccio. Non dimentichiamo poi che qui per 6 mesi il sole é bello basso, che ti punta dritto agli occhi mentre guidi e che ti spara nelle pupille anche il riflesso accecante della strada ghiacciata. Insomma, diciamocelo, non proprio il massimo qui guidare in inverno e lo dice una a cui piace il freddo. Credo sia anche la mancanza di monti a rendere questi mesi meno piacevoli alla sottoscritta, una ciaspolata la farei volentieri nel bel paesaggio innevato. Sarà per la prossima volta (o dovrei dire vita?)!

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Tempus fugit

Passate bene le feste di Natale? Spero di si’! Non vi chiedo se siete pronti al Capodanno perche’ e’ una di quelle domande che “odio”. Sara’ che non ho nessun Capodanno da ricordare con particolare piacere tranne un paio, tipo uno passato con il mio primo moroso in cui io prima ho lavorato ad una festa (era il mio quasi decennio d’oro, di quando lavoravo come barista anche se in quella specifica sera ero cassiera) e poi siamo finiti a Jesolo alle 6 di mattina e a Udine alle 9. Un altro che ricordo con piacere e’ stato la serata passata al “Due Spade”quando, come dico io, ero un pezzo dell’arredamento del locale. Negli anni in cui ho vissuto a Conegliano ero li’ ogni sera, avevo il mio posto, come un comodino, mi si trovava sempre la’, avrei potuto metterci una branda considerando gli orari in cui uscivo da quelle porte anche durante la settimana. Ma non e’ di questo che voglio parlare.

Il titolo dice “tempus fugit” ed e’ una cosa risaputa. Mi pare ieri mia figlia sia nata e oggi ha gia’ fatto 5 anni, un lustro!
Il tempo passa troppo veloce e noi ci affanniamo a rincorrerlo senza pensare che a volte sarebbe meglio rallentare un po’ i ritmi e goderselo questo tempo. E invece no, sempre di corsa, sempre piu’ veloci, sempre piu’ cose da fare e sempre meno tempo per gustarselo a fondo, minuto dopo minuto.
E una delle cose che mi manda in bestia e’ che la nostra societa’ gira tanto intorno a questo punto mi pare. Anticipare tutto, che cosi’ si ha l’illusione di aver “guadagnato tempo”, vedi ad esempio tutto cio’ che riguarda il Natale a disposizione dal primo novembre. Compra, fai, sbriga sempre in anticipo. Spendi il doppio perche’ cosi’ compri i regali ad inizio novembre ma poi prima che arrivi il 25 dicembre vedi altre 2mila cose che potrebbero piacere a Pinco Palla e Caio Sempronio. Va beh, e’ risaputo che tutto piu’ o meno gira intorno ai soldi e fanno studi psicologici pazzeschi dietro a queste operazioni commerciali e ne siamo tutti vittime piu’ o meno.
Ma quello che mi ha sbalordito oggi e’ stato che….ok, va bene Natale e Pasqua, ma nell’ipermercato dove vado ogni tanto io, c’e’ la corsia nominata “seasonal” (stagionale). Qui vengono esposti gli articoli per la festivita’ prossima in avvicinamento. E oggi 28 dicembre la corsia seasonal appariva cosi’:

IMG_20171228_120910828_HDR.jpgMa io dico: Ma stiamo scherzando! Non e’ ancora passato Capodanno e cominciano gia’ a martellarci i cosidetti con San Valentino??? (altra festivita’ che adoro – ironicamente parlando ovviamente!).
Adesso niente contro il Santo in se’, anzi e’ sempre interessante approfondire un po’ le poche informazioni che conosciamo su specifici festivita’/eventi (http://biografieonline.it/biografia.htmBioID=1968&biografia=San+Valentino) ma e’ l’aspetto commerciale che mi disgusta e mi mette un po’ di ansia.
Io non voglio a fine dicembre pensare gia’ al 14 febbraio. Io mi voglio godere a dovere tutti i giorni che ci stanno in mezzo tra oggi e quel 14 febbraio o qualsiasi altra data si voglia in cui cade una ricorrenza “di massa”.
Io il regalo di San Valentino (quei pochi che ho preso) lo compro tipo 3 giorni prima e non perche’ sia una che fa tutto all’ultimo minuto, ma proprio perche’ nel periodo precedente preferisco occuparmi del giorno in se’ e non anticipare eventi, ricorrenze che poi la mia mente viene catapultata nel futuro e tutto scorre piu’ veloce di come vorrei.

Ditemi che non sono l’unica!

E a proposito, visto che ci siamo, se la trovo la prossima settimana, credo prendero’ gia’ una colomba…..metti mai una futura imprevista carestia di mandorle e granella di zucchero…..

 

 

Dogana

A quando risale il mio ultimo racconto? Credo a giugno, poi tra una routine al limite delle capacita’ umane, le tre settimane passate in Italia tra fine agosto e settembre, la riorganizzazione di alcune situazioni al rientro dalle ferie, ecco, il tempo e’ volato ma la voglia di raccontare/scrivere e’ ancora qui ed e’ bello sentire di nuovo il ticchettio della tastiera mentre digito (a volte basta davvero poco per essere felici!).

Ho parecchie cose di cui scrivere e oggi vi racconto della mia “avventura” in dogana al rientro dall’Italia.

Breve premessa: per chi non lo sapesse quando si vola da un continenete all’altro non e’ possibile portare con se’ qualsiasi cosa. Nello specifico se dall’Europa si vola negli Stati Uniti non e’ ammesso introdurre nel paese carne, ortaggi, frutta, semi, piante e altre sostanze/alimenti. Io ne ero gia’ al corrente ma da brava italiana qualcosina dovevo pur portarmela in Nord Dakota dalla mia amata Italia! E cosi’ parte dei rifornimenti l’avevo gia’ spedito a mezzo posta (due bei cartoni con Bibanesi, biscotti, Giambonetti, buste di budino e cosi’ via). Nel bagaglio che viaggiava con me c’era poi un trolley pieno di formaggi impacchettati sottovuoto, tre etti di crudo di Parma e 3 etti di speck di Sauris, pure questi ben sigillati sotto vuoto. Essendo a conoscenza che questi ultimi non sono prodotti ammessi, avevo infilato le 2 buste in una borsa in plastica grossa riutilizzabile vuota sul fondo di una valigia che conteneva abiti, scarpe, giochi dei bimbi e anche mutande da lavare per dirla tutta (anche queste ben sigillate in in sacchetto a parte, non preoccupatevi…ah ah ah).

Da Venezia il mio volo era diretto in Canada a Winnipeg, via Montreal. Una volta a destinazione la mia meta’ aspettava me e bimbi per poi riportarci a casa negli Stati Uniti, ad un’ora e mezza dall’areoporto di arrivo.

A 40 minuti circa dall’arrivo a Montreal le hostess consegnano il solito documento da compilare in cui bisogna informare le autorita’ del motivo del viaggio, quanto tempo si passera’ in territorio canadese, dove si alloggera’ se ci si ferma un tot di tempo nel paese e per ultimo se si ha qualcuno dei prodotti non ammessi nel proprio bagaglio. Con mio IMMENSO orrore vedo che in Canada a differenza degli Stati Uniti non e’ nemmeno ammesso importare prodotti caseari. Da brava italiana metto una bella crocetta sul “NO” di fianco a prodotti caseari (cosa sono? chi li conosce?) e dentro di me comincio ad imprecare. Penso al mio Gorgonzola (due tipi poi, cremoso e stagionato), il Montasio, il Castelmagno, il Vento d’Estate, l’Ubriaco, i 2 blocchi di Grana, l’Asiago e li vedo gia’ nell’inceneritore che bruciano e pure io, avvolta dalle fiamme stile Purgatorio/Inferno sono li’ che mi divincolo e grido “Noooooo!!! Non buttateliiiii”. Finito questo breve film mentale tragi-comico penso “E se mi contestano che ho scritto che non avevo niente di tutto questo con me? Uhmmm, facile! Faccio la gnorri! Inglese? Io no understand, io italiana, non capisco, sorry, NON parlo inglisc!” con la speranza che, nel caso succeda, mia figlia nella sua ingenuita’ non dica in americano “Ma tu lo parli mamma” perche’ e’ ovvio no che potrebbe succedere! I bimbi sono tanto meglio di noi adulti, non hanno bisogno di mentire, o quasi. Diciamo che non mentono ai nostri livelli, ecco. Fatto sta che faccio il resto del viaggio convinta che a Winnipeg il mio trolley colmo di formaggi sara’ bello leggero e vuoto. Amen. Pace e bene.

Arrivati a destinazione e ripresi i bagagli verifico con moti di gioia e tripudio che tutto e’ ancora al suo posto. Le valigie non sono state toccata. Tutto integro, tutto bello, potrei mettermi sull’attenti e cantare l’inno nazionale e commuovermi dalla gioia.

Ultimo sforzo dopo 14 ore che siamo in giro per il cielo di questo mondo, tutti in auto che si va a casa nel proprio letto. Dobbiamo pero’ passare la dogana tra Canada e Stati Uniti. I bimbi esausti dormono. Mentre l’auto macina chilometri verso casetta io e Dirk parliamo e dopo aver ribadito per 100 volte la mia gioia che i generi alimentari ci siano ancora tutti mi viene qualche dubbio sulla frontiera che dobbiamo ancora passare. Mentre ci avviciniamo alla postazione per il controllo passaporti dico a mio marito cosi’ d’istinto: “Non dire che arriviamo dall’Italia, di per favore che arriviamo da Montreal, lo sanno che gli italiani imbucano sempre qualcosa in valigia!”. Ci fermiamo, mio marito passa tutti i passaporti al funzionario e alla domanda “Da dove arrivate?” questo risponde pacifico: “Dall’Italia, siamo di ritorno da un po’ di ferie”. Non posso prederlo a ceffoni davanti ad un funzionario, verrei denunciata subito per violenza domestica, ma avrei voluto farlo.

Prossima domanda: “Avete generi alimentari con voi?” e giu’ tutto un elenco tra cui Parma ham (prosciutto) e lui “No, solo biancheria sporca”, risatina da ambo le parti. E pure io splendida, invece di tacere: “No, lo so che non e’ ammesso portare certi generi alimentari, non abbiamo niente”. Il funzionario ci restituisce 3 passaporti su 4 e dice a mio marito: “Ok, il suo passaporto Signor Dirk lo trattengo un attimo e lo passo ad una collega che vi aspetta al portone n.4 per un veloce controllo, grazie”.
Nell’abitacolo cala il gelo, ma noi grandissimi attori, tutti sorrisi e saluti e grazie ok, nessun problema, tranne il mio istinto omicida che si e’ inspiegabilmente triplicato. In attimo di silenzio poi 40 secondi di  me: “Ti avevo detto di dire che arrivavamo da Montreal, c@##*! sono riuscita a portare tutto fino a qua e adesso ci sequestrano tutto!” Lui: “Ma non sapevo, non credevo….” Io: “Appunto, non sapevi, ma sapevo io, zio Billy, mai ascoltarmi, vero?”. Immagino che tatni di voi si rivedano in questa tipica scena di menage matrimoniale.

Arriviamo davanti al portone n.4, ci fermiamo e dopo pochi secondi questo si alza e davanti a noi si apre una porzione di capannone illuminatissima. Male agli occhi: dal buio della notte fuori con poca illuminazione a questa luce fortissima lo sbalzo e’ grandissimo e penso “Che bello, stile Gestapo”. Guardo mio marito e gli dico con uno sguardo assassino: “Lascia fare a me” (il -se no ti ammazzo- lo si leggeva negli occhi, non era necessario enunciarlo). Saluti e sorrisi con il nuovo funzionario. Di nuovo: “E cosi’ arrivate dall’Italia, bello! Avete qualcosa con voi?” Io: “Beh, si’ abbiamo dei formaggi, ma se non erro quelli sono ammessi, vero?” Funzionario: “Eh, dipende, quelli molli no, ma diamo un’occhiata cosi’ ci togliamo ogni dubbio, d’accordo?” D’accordo un cavolo, ma eh beh, certo diamola un’occhiata a questi formaggi!

Apro il bagagliaio. Il funzionario controlla prima il trolley di Allison: vestiti, giochi, libretti, colori. “Ok, questa e’ a posto, metta via”. Eh gia’ lo so pure io che e’ a posto. Si passa al trolley con i formaggi, apro e noto un’ombra di delusione mentre li controlla: “Questi a pasta dura non sono un problema, ho un dubbio su questi due (gorgonzola). Chiamo il mio superiore per verifica”. Benone! “Nel frattempo tiri fuori per cortesia la valigia grande, la poggi su quel tavolo e la apra, grazie.” Dalla padella alla brace, ma sempre con un finto (fintissimo) entusiasmo: “Certo, controllate tutto quello che volete!”. Sorriso.

Primo intoppo che mi fa sudare. La valigia non si apre. La combinazione e’ quella giusta ma non vuole aprirsi questa cancara! Cosa pensera’ il funzionario? Sicuramente che ho qualcosa da nascondere. Chiedo un cacciavite per forzare la chiusura e la tipa mi guarda perplessa. Forse teme che poi lo usi come un’arma offensiva? Ma mi vedi che sono cotta dal sonno, con i bimbi che piangono in auto e che vogliamo solo andare a casa? Non lo vede e pare si convinca a procurarmi un cacciavite. Ma per magia (giuro stessa combinazione di prima) adesso la valigia si apre. E io oltre a provare una nuova ondata di  gelo dentro, ho una sensazione che non provavo da almeno 37 anni, quella dei bambini quando stanno per essere scoperti per un qualcosa che non avrebbero dovuto fare. Fisso per un paio di secondi un punto preciso all’interno della valigia. La borsa vuota e’ li’ e tra i due lembi dell’apertura spunta un angolino di una busta trasparente e si vede un po’ di quell bel colore rosso scuro e una sottile venatura bianca. Non so se e’ il crudo o lo speck! Parma o Sauris? Chi e’ il traditore? Il funzionario sta controllando proprio quella meta’ dopo aver rovistato nell’altra parte. Se apre tutta la cerniera e sollava il lembo a rete e sposta un po’ di cose la busta credo scivolera’ fuori e ciao speck e ciao crudo e io mi sentiro’ un verme e quella sorta di malessere infantile mi accompagnera’ per un po’ tutte le volte che pensero’ a questo momento. Il funzionario intanto mi parla, io rispondo con falsa naturalezza e calma, ma dentro ho un gelo indescrivibile. Che poi piu’ che sequestrare gli oggetti del reato e farmi la ramanzina mica possono fare altro per quel che ne so, no? E’ proprio la vergogna dell’atto proibito commesso e della bugia e del non poter far finta in questo preciso momento di non saper parlare inglese!

E poi, del tutto inaspettato lo squarcio tra le nuvole e il raggio di sole riparatore: “Va bene Signora, grazie della collaborazione, ecco il passaporto di suo marito, chiuda tutto potete andare, buon rientro.”

GIOIA! TRIPUDIO! SIGNORA VORREI ABBRACCIARLA MA E’ MEGLIO DI NO! CHIUDO E ANDIAMO. SUBITO. ANCHE IL GORGONZOLA VA BENE! EVVIVA! LASSU’ QUALCUNO MI AMA!

E’ andata bene e come detto sopra oltre ad una ramanzina mica potevano farci chissa’ cosa. Ma l’evento mi ha fatto poi pensare ai corrieri della droga. Io per 3 etti di crudo e di speck a momenti ci resto la’ e un 6 mesi di vita credo di averli persi. Loro…..mah! Di certo non ho voglia o intenzione di provare anche quel brivido!

E per concludere in bellezza, foto dei miei amati formaggi, crudo e speck mangiati poche sere fa. Un consiglio: se non conoscete il Vento d’estate provatelo…..da capottamento!

PS: Grazie a Dio ho rinunciato al salame, che quello era piu’ difficile da mimetizzare! 😀

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Beccata!

Si sapeva. Lo sapevo. Sarebbe successo. Ed e’ successo gia’ da qualche settimana ma solo stasera riesco finalmente a scrivere di nuovo qualcosa in velocita’.

Avete gia’ capito, vero? Qualcuno se lo aspettava dopo la mia affermazione: “Partire 10 minuti in ritardo e arrivare 5 minuti prima”.

Fuori la bozza su’, un brindisi a me che sono stata fermata per eccesso di velocita’!

Chi!!! Io???  Ma come? Ma quando?  Tre settimane fa circa. Giornata grigia piovosa. Al mio solito sono un po’ in ritardo (mi chiedo dove sia finita la mia super puntualita’ teutonica negli ultimi tempi). Mattino, ore 8:10 minuto piu’ minuto meno, sono a 3 km circa dall’azienda e corro a ruota dietro ad un Suv. Non sto facendo attenzione a quanto vado, sono persa nei miei pensieri e seguo la macchina davanti a me. Ad un certo punto vedo una macchina della polizia arrivare nell’altro senso di marcia e penso “Per fortuna sta andando nella direzione opposta alla mia” e automaticamente rallento un po’. Vedo che la macchina che seguivo e’ in forte rallentamento e accosta. Butto un’occhiata nel retrovisore e con immenso orrore vedo la Mustang della polizia che fa un’inversione a U accende i lampeggianti e da’ di gas all’inseguimento.

Primo mio pensiero “OH C@##*!!!!”. Rallento pure io, accosto e per un istante mi agito! E adesso che faccio? Mi ricordo le istruzioni di Dirk. “Se ti fermano, accosta, spegni il motore e tieni le mani sul volante.” E cosi’ faccio.

Guardo nel retrovisore il poliziotto che si avvicina. Piove che Dio la manda, lui e’ in divisa con la camicia a maniche corte e il cappello a falda larga. E’ giovane, e quando e’ all’altezza della coda della mia macchina appoggia la mano sulla fondina. Mi sembra di essere in una di quelle serie che guardo in televisione, ma no, e’  vita vera. Abbasso il finestrino e sfodero il mio piu’ smagliante sorriso e lo apostrofo con un “Good morning Officer, how are you today!” Glielo leggo negli occhi che dal mio accento ha capito che non sono proprio della zona (e decido, se possibile, di giocare questa carta a mio favore!). “Buongiorno signora! E’ famigliare con questa zona?” Io: “Ma mica tanto sa, lavoro da poco qui vicino.” “Favorisca patente e assicurazione per cortesia.” Certo, subito! In un nano secondo gli ho messo tra le mani patente, passaporto italiano, green card e poco mancava ci mettessi anche la carta d’identita’ e il codice fiscale. Lui guarda prima le sue mani piene di documenti, poi guarda me come a dire questa non e’ mica del tutto a posto. E io li’ immobile, con il mio sorriso stampato. Pensera’ abbia una paresi facciale.

Poi la domanda da un milione di dollari. “Ma la macchina ferma qui davanti e’ con lei?” Io: “No” “Sa perche’ si e’ fermata?” E qui volevo chiedergli: “Ma Signor Officer, ci sei o ci fai?” No, perche’ capisco lui abbia puntato il suo aggeggio elettronico sulla mia macchina e abbia rilevato la mia velocita’, ma non si e’ accorto che avevo una macchina a 5 metri davanti alla mia che correva uguale? Vorrei dirgliela questa cosa per potermi consolare con il classico mal comune mezzo gaudio, ma poi decido di fare la mia buona azione quotidiana e dico “Non so chi sia e non ho idea del perche’ si sia fermata” e lui “Ah ok, vado a dirgli che puo’ andare poi controllo i suoi documenti”. E parte sotto la pioggia sempre battente a “liberare” l’altro mezzo per poi correre nella sua Mustang a controllare le mie scartoffie. E io aspetto. E aspetto. E aspetto. E penso “cazzarola, adesso perdo la patente e poi dovro’ presentarmi davanti al giudice e mi daranno una multa salatissima che mi merito, ma che cavolo, proprio in questo tratto dove in genere sono piu’ attenta, oggi dovevo stare dietro a quello che correva” e avanti cosi’.

Finalmente lo vedo ritornare sempre sotto la pioggia battente. Riapro il finestrino, mi restituisce tutti i documenti e mi dice: “Per oggi e’ solo un monito, ma mi raccomando, in Minnesota su queste strade il limite e 55miglia all’ora, lei stava andando a 78. Buona giornata!” Si gira sui tacchi e corre di nuovo nella sua automobile al riparo da tutta quell’acqua che sta cadendo.

Io sono ancora li’ ferma, con il mio sorriso stampato in faccia. Alzo gli occhi al cielo e tra i nuvoloni grigi mi pare di vedere la sagoma della mia Oma, le sorrido e la ringrazio e le mando un bacio. Lassu’ qualcuno mi ama e anche oggi mi ha protetto. E ripenso: 78?!?!? Ho capito bene? No perche’ allora davvero posso accendere un cero grande come la Torre di Pisa per essere stata graziata!

Da quel giorno in ogni caso ho smesso di correre. Al massimo supero il limite di velocita’ di sole 5 miglia all’ora e uso spesso il cruise control che in italiano si dice? Boh. Cmq, dai quello strumento con cui definisci la velocita’ a cui vuoi andare, togli il piede dall’acceleratore e la macchina va alla velocita’ stabilita, senza pericolo che il piede per noia, poco traffico o distrazione diventi pesante. E lo faccio non per paura della multa, ma per quel gesto della mano sulla fondina, che non mi e’ piaciuto niente e che allo stesso tempo capisco perche’ sia necessario (le ho viste tutte le serie poliziesche americane!).

Mi e’ andata bene davvero e la lezione questa volta l’ho imparata e la sorte in certi casi meglio non sfidarla una seconda volta, la sfidero’ comunque su altri temi!

Philadelphia

Se sentite Philadelphia, voi a cosa pensate cosi’ d’istinto?

Philadelphia puo’ essere varie cose, in base alle vostre preferenze o associazione d’idee. Il famoso film con Tom Hanks. O la citta’ nello stato della Pennsylvania. O……se vi dico Kaori? Saro’ sincera, a me quando dicono Philadelphia solo UNA cosa viene in mente in una frazione di secondo. Vi giuro, non c’e’ scampo, per me Philadelphia e’ (il formaggio???) la crema spalmabile che l’Italia della mia generazione associa ancora a Kaori (maledette pubblicita’, ti entrano e diventano una parte di te per le tante volte che ti vengono ripetutamente sbattutte in faccia…un po’ come tutti i tormentoni estivi!).

Lo dico ora candidamente e senza vergogna e non vogliateneme: a me la Philadelphia piace. Non voglio approfondire che ingredienti vengono usati (che io alle etichette di oggi, in generale, mica ci credo tanto), cosa e come la fanno, a me piace. Io che nel mio piccolo cerco di mangiare nel modo piu’ salutare possibile, davanti alla Philadelphia e alla Nutella delle volte mi dico “Ma chi se ne frega!” e finiscono nel carrello della spesa. Non le ho in casa in pianta stabile pero’ capita che ci siano.

In Italia io ho sempre e solo visto la Philadelphia classica e quella al salmone. Potete immaginare la mia sorpresa quando una delle prime volte in un supermercato qui a Grand Forks, mi sono trovata davanti ad un muro di scatolette di Philadelphia, tutte belle impalate una di fianco e sopra all’altra in una decina di gusti diversi. Philadelphia alle olive, alla giardiniera, alla fragola, ai mirtilli, alle noci pecan, al jalapeno e avanti cosi’! Sono rimasta sbalordita e la cosa un po’ comica e’ che nessuno di questi gusti cosi’ esotici mi faceva e mi fa tutt’ora tanta voglia alla fine. E’ una mia reazione tipica: troppa scelta io mi blocco. Dammi 5 opzioni e riesco a scegliere, dammene 20 e vado in palla! (Questo mi succede spesso nelle pizzerie a casa, in Italia).

Idem per un altro prodotto che a me piace tanto: i Ritz! Ho sempre e solo conosciuto la versione classica. Qui li ho trovati integrali (che sono STRABUONI) e a qualche altro gusto tipo bacon, all’aglio, al miele… (per approfondire date un’occhiata alle due foto a fondo post) e di nuovo non mi sono avventurata in questi gusti sconosciuti, solo con quelli integrali io sono molto piu’ che contenta.

Cosa dite, dovrei essere piu’ “coraggiosa”? Mah…in fondo io sono una classica, troppi frizzi e lazzi non mi piacciono soprattutto in campo alimentare. E vi prego aiutatemi, divulghiamo nel mondo il piacere di assaporare un paio di aromi insieme, non come fa Dirk ogni tanto che cucina qualcosa e ci deve mettere 12mila spezie tutte insieme per dare gusto, che alla fine la pietanza sa di tutto e di niente o per meglio dire di troppo e del gusto originale dell’ingrediente principale non c’e’ piu’ traccia.

Devo pero’ spezzare una lancia in suo favore: la pasta al pomodoro e basilico ha finalmente imparato a farla davvero bene!

E per concludere che dire! Venite a trovarmi, che ci facciamo una scorpacciata di Ritz e Philadelphia (che insieme stanno pure bene), in una carrellata di gusti notevole!Magari sarebbe la volta buona che mi decido a provarli tutti perche’ in fondo la curiosita’ e’ tanta.