La mia spiaggia

L’oceano in Florida é meraviglioso. In una bella giornata di sole ha dei colori incantevoli, tipici dei mari tropicali, non posso però avere lo stesso entusiasmo per le spiagge (o per meglio dire per il “contorno” spiaggia).

A meno che non si sia a Miami (o centri più grossi di Melbourne) o ospiti di un hotel/resort le spiagge sono “allo stato brado”. Sono ampie, ma generalmente con pochissimi posti auto. Sono attrezzate con parco giochi per bimbi, area e tavoli e panche per grigliate (la maggior parte delle volte coperti), ma spesso non c’è l’ombra di un’attività commerciale adiacente se non, a volte, il classico “Gino panino straonto” che offre hotdog, hamburger e qualche gelato. Quindi o ti porti tutto da casa o stai in spiaggia un’ora per poi tornare a casa.

Certo dall’altra parte della superstrada c’è sempre qualche centro commerciale, ma vi pare che ci entri ricoperta di sabbia e semi stravolta da una giornata in spiaggia? Appunto, anche no.

Diciamo che se sei italiano, sei abituato a delle comodità e servizi che qui non trovi. Ed é difficile adeguarsi.

Quindi sì, in questo primo mese sono stata in diverse spiagge qui vicino a casa e ho sempre provato sentimenti contrastanti tra la bellezza del mare e la per me pochezza dei servizi offerti (ho volutamente taciuto la situazione toilette, che apriti cielo é disastrosa).

Ma poi domenica scorsa, grazie al fatto che non c’era parcheggio disponibile nella spiaggia dove andiamo abitualmente, ci siamo spinti un poco più a sud per fermarci a Indialantic. E qui io sono rinata! A ridosso della spiaggia, locali di vario tipo, negozietti, un parcheggio più ampio e insomma più vita, non solo la superstrada e il semaforo. Non mi aspettavo una zona pedonale, impossibile se c’è la superstrada a due corsie per senso di marcia che ti passa a 50 metri dall’accesso al mare, ma tutto l’insieme é più vicino alla mia idea di spiaggia. E sono estremamente contenta di averla trovata.

La nostalgia di casa é sempre tanto presente, anche quando mancano meno di due settimane al volo che mi porterà a casa per un po’. Cerco di combatterla ogni giorno, con scarsi risultati e devo anche ammettere che in questi 7 anni di vita all’estero non mi sono mai sforzata per inserirmi nei nuovi contesti in cui mi trovavo. Si sà, é più facile piangersi addosso o criticare tutto…eh beh, dimenticavo che sono un’italiana all’estero, no? E ho scoperto, con mio disappunto, che tendo a cadere nel classico stereotipo, l’italiano criticatutto. Brutta roba!

Qui in Florida però le cose stanno cambiando. Ho aderito a delle iniziative che, una volta rientrata dall’Italia, mi permetteranno di conoscere gente nuova e spero di riuscire a creare qualche nuova amicizia. Staremo a vedere.

Per ora vi lascio con questa foto che pare quasi una cartolina di Indialantic beach fatta domenica scorsa, una favola a 20-25 minuti da casa.

See you later, alligator!

Annunci

Fauna tropicale

Dire tutti sarebbe esagerato, ma tanti davvero tanti mi dicono: “Eh, beata te che sei in Florida!”

Certo, beata. Non mi lamento della Florida, c’è il sole, l’oceano e il caldo tutto l’anno. Vorrei però mettere i puntini sulle i su un paio di punti.

Oggi mi soffermo sulla fauna (non tutta, ma solo quella che mi tocca più da vicino). La Florida é all’altezza dei tropici di conseguenza la fauna é prettamente tropicale.

Lucertole. Di tutte le dimensioni (purtroppo) e colori. Ogni volta che esco dalla porta di casa é un fuggi fuggi di questi simpatici animaletti che cercano riparo dalle creature gigantesche (noi) che ogni tanto disturbiamo il loro crogiolarsi al sole. Il tipo più comune lo vedete qui sotto in foto. Ecco, qualcuno le troverà carine, io le tollero, ma prego Dio non me ne entri una in casa, che non voglio far subire ai bimbi scene di isterismo matriarcale.

Queste non sono tanto grandi (per mia fortuna) ma nella zona dove sta mia suocera, che é un po’ più rurale, ho visto degli esemplari che Dio mi aiuti, mi auguro di non avere mai un incontro ravvicinato a quattr’occhi!

Geco. Anche qui le dimensioni possono variare ma fino ad ora ne ho visti solo di piccoli ed ecco i gechi non mi disturbano più di tanto, li trovo pure carini. D’altronde il primo quasi “tête a tête” é successo tanti anni fa a Dubai, io pronta ad entrare in vasca da bagno e tatààà un bel geco sul muro, che si faceva la sauna tra i vapori profumati del mio bagno. Non credo serva dire che quella volta il bagno non l’ho più fatto. Sono schizzata sotto le coperte lasciando la finestra del bagno aperta nella speranza che l’animaletto lasciasse la casa durante la notte. Mi é andata bene. Geco uscito e nulla altro entrato.

Rane e rospi. A bizzeffe. Anche qui di vari tipi e dimensioni. Qui sotto foto di una piccola ranetta, carina lei. Un animaletto, quello fotografato, di 5 cm scarsi. Questa cosina salta 3 metri in lunghezza come niente fosse, che quando l’ho vista esibirsi nel salto volevo farla partecipare subito alle Olimpiadi! E altro che 5 cm! Distesa nel salto la lunghezza triplica, se non addirittura quadruplica. E credo non canti, non ancora perlomeno. La sera dopo cena mi siedo spesso fuori nel porticato e in fondo al giardino c’è un’area un po’ allo stato brado con un piccolo corso d’acqua che ci passa in mezzo. Non vi dico che concerti. Una cosa che bisogna sentire di persona per capire di cosa sono capaci rane e rospi.

Poi può capitare che di giorno trovi sul marciapiede tipo una foglia che ha una forma che ricorda una piccola rana. Ecco, é proprio una povera rana che si é lasciata sorprendere dal sole e non ha fatto in tempo a ripararsi. Risultato rana rinsecchita di un millimetro di spessore.

E poi ieri sera mentre ero lì fuori che mi godevo la bella temperatura serale, sento ad un certo punto qualcosa che cammina nell’erba. Giardino immerso nel buio quasi totale. Non é una persona, un gatto magari? Ma no, il gatto non farebbe tutto questo rumore. Chiamo Dirk, che io e certe bestie mica andiamo tanto d’accordo, in particolare quando non le vedo, ed é lui che é cresciuto in Florida, non io. Arriva con la pila e……eccolo!

Un armadillo! La foto é presa dal web. Dirk ha provato a fotografarlo, ma povera bestia, se l’è svignata a gambe levate quando ha percepito la nostra presenza. Certo innocuo, ma per chi come me non é abituato ad avere questi animali attorno, ecco, può non essere sempre facile.

Salto serpenti e bisce varie, perché ce ne sono troppi e ne ho visto uno “piccolo” nero e giallo, mezzo schiacciato, pochi giorni fa davanti al garage di un vicino di casa. Che prima uscivo scalza in giardino senza pensarci, ora non più, metti mai che ne pesti uno….non voglio neanche pensarci. Io e i rettili non andiamo tanto d’accordo e non mi interessa tentare un approccio per vedere se cambio idea.

Mi fermo qui. Ci sarebbero altre forme di vita “interessanti” qui, di cui potrei parlarvi, ma no, basta così altrimenti avrò qualche incubo questa notte.

Preghierina della sera: “Signore, tienili tutti fuori da casa mia. Ti prego, ti prego, ti prego! Amen.”

Nella nuova casa finalmente!

E oggi é arrivato il tanto atteso momento. Abbiamo lasciato la casa dei nonni e ci siamo finalmente trasferiti nella casa presa in affitto a Melbourne.

La situazione é ancora ad un alto livello di caos ma non importa, pian piano il tutto prenderà più forma. La stanza più in ordine é la camera dei bimbi. Per me loro meritano per primi di essere sistemati a dovere! Allison con i suoi 5 anni é mezzo é già al terzo trasloco, Anthony con i suoi quasi 2 al secondo.

É vero quando si dice che i bimbi sono più flessibili, allo stesso tempo é vero che sono anche più sensibili e risentono con l’amplificatore degli umori della mamma (io), e ammetto che negli ultimi tempi sono stata di tutto tranne che un esempio di stabilità.

In ogni caso oggi poco dopo l’arrivo c’erano fuori casa queste simpatiche gru a darci il benvenuto!

Che spettacolo! Spero passino di qui ogni giorno, a me fanno solo che contenta. Abbiamo già incontrato 3 famiglie vicine di casa e l’impressione é stata ottima. Persone cordiali, gentili e disponibili. Dev’essere l’aria della Florida e la sensazione di essere in vacanza a fare quest’effetto sulle persone.

Dopo 3 settimane passate ad andare a letto con le galline per far sì che il mostriciattolo dormisse, stasera finalmente la svolta. Un’ora e mezza per far addormentare il piccolo, che a momenti vado davvero via di testa, ma poi il miracolo accade. Dorme!

Ed eccomi qui, seduta in veranda, birretta sul tavolo, temperatura perfetta, poca umidità (a differenza del giorno, che oggi batteva forte) i grilli cantano, leggera brezza.

Scusatemi, ma devo dirlo! Nonostante il “disastro” che ho ancora in casa, io stasera mi sento davvero in paradiso!

Poi va beh, ci sono alcune cose che non mi piacciono qui negli Stati Uniti, tipo manca un centro città a modo per fare una passeggiata nelle cittadine (non ho ancora avuto modo di esplorare la zona a fondo, ma se c’è non é proprio dietro l’angolo), non posso non menzionare il classico “problema” del cibo, che per noi italiani all’estero é davvero una croce, ma insomma ho la bella temperatura, il sole, l’oceano!

Poi sì, sono sfuggita al blizzard e al super gelo, per finire tra le braccia degli uragani. Dal primo giugno apre ufficialmente la stagione, ma anche di questo ne parlerò un’altra volta.

Per oggi dico solo che i problemi di ieri sono ancora qui belli presenti, ma il morale é decisamente in salita. E allora avanti Karin, hai resistito 16 mesi in North Dakota, in mezzo al nulla, adesso comincia il bello e io sono pronta ad accoglierlo a braccia aperte!

Alla salute!

Graceland, Memphis TN

É arrivato il momento di parlare di lui, l’unico, inimitabile ELVIS! Va beh, oramai credo si sia detto di tutto e di più sulla sua vita, canzoni e quant’altro e di certo io non andrò ad aggiungere chissà che scoop a proposito, casomai solo le mie emozioni su questo personaggio incredibile, che io quasi adoro, dopo aver visitato la sua casa.

In primis (permettetemi) un FIGO della MADONNA!!! A me ribolle il sangue e cade la mascella nel 90% delle sue foto. Può non piacere, ma non si può negare fosse un gran bell’ uomo.

In ogni caso, torniamo a Graceland. La casa é posizionata lungo una grossa strada di Memphis e la si vede benissimo passandoci in macchina. Dall’altro lato della strada, nel corso degli anni, é stato costruito un centro che comprende biglietteria, vari spazi espositivi e 2 ristoranti che portano il nome dei genitori di Elvis: Vernon e Gladys. Io ho pranzato al Vernon. Lo consiglio a tutti. Ottima cucina degli stati del sud, davvero buona e il più buon mac and cheese che io abbia mai mangiato!

Non fate caso alla mia espressione, un mix di incredulità, emozione e strabismo, se di Venere lascio l’ardua sentenza ai posteri.

Una volta acquistato il biglietto ci hanno fatto accomodare in una sala proiezioni che può contenere 50 persone circa per un breve documentario su Elvis. Non chiedetemi perché, che non lo so, ma io ho cominciato a piangere come una fontana e in 10 minuti ho fatto fuori il mio bel pacchetto di fazzoletti. Sono stati proiettati spezzoni di interviste in cui ovviamente si sentiva Elvis parlare (e non cantare per una volta) e una voce fuori campo raccontava un po’ della sua vita e boh, io mi sono commossa tantissimo!

Finita la proiezione si esce all’aperto dove a tutti, senza via di scampo, viene fatta una foto davanti ad un mega poster che ti inchioda davanti all’entrata di Graceland. La foto verrà successivamente proposta, a fine tour, alla “modica” cifra di $35. E ovvio, non la si può non comprare!

A seguire, coda per accedere al bus navetta che ti porta alla mansione. E qui chapeau all’organizzazione americana, il tutto é stato veloce ed indolore, sorvolando su Alli che ha sfoggiato il suo DNA italiano ripetendo più volte: “Perché non li superiamo tutti e saliamo sul bus?” Dio mio, é più italiana di me, se penso che io rispetto tutte le code!

E poi si arriva a Graceland! La facciata é molto bella e curatissima, chi non la conosce!

Prima di entrare viene ripetuto ai visitatori tipo un milione di volte: “Foto finché volete, ma senza uso del flash. Assolutamente vietati i video o registrazioni audio”. Ok, entriamo. Il tour della casa spazia tra il piano terra e il piano interrato. Salotto, sala da pranzo, camera dei genitori, cucina con annesso soggiorno, altro salone sotto. Al primo piano non si ha accesso. Quando Elvis era a casa lì a Graceland c’era gente che andava e veniva ad ogni ora del giorno e della notte. Tutti potevano aggirarsi per la casa liberamente, la cucina sfornava 24 ore su 24 varie pietanze cosicché ci fosse sempre qualcosa da mettere sotto i denti per qualsiasi tipo di appetito, dalla merenda al pasto completo, ma nessuno aveva accesso al piano superiore se non i padroni di casa. Lassù era l’unico angolo in cui Elvis godeva di un po’ di vera privacy ed é stato deciso di mantenere questa regola anche dopo la sua scomparsa.

Usciti sul retro della casa c’è uno stabile con l’ufficio del padre e un altro edificio con la palestra e annessa area relax e sala squash. Mi ha fatto sorridere vedere un pianoforte anche lì.

Me lo immagino dopo la partitina a squash sedersi a suonare qualcosa per poi passare al sollevamento pesi.

Il retro della casa poi gode di un gran bel spazio verde, contornato da una staccionata bianca, dove scorazzano felici alcuni cavalli (che nella mia foto non si vedono), altra passione di Elvis.

Si giunge infine all’area in cui c’è la sua tomba affiancata da quelle del fratello gemello morto alla nascita, dei genitori e della nonna.

Qui é un momento emozionante. Nonostante la marea di visitatori che commentano tutto quello che vedono durante la visita della tenuta, qui tutti ammutoliscono. Un mix di emozione e rispetto attanaglia tutti i presenti. C’è chi lascia un fiore, un biglietto, una foto. C’è chi versa lacrime e si chiede se Elvis é forse davvero ancora vivo (io). Perché io ho la mia teoria. Per me si é ritirato al piano superiore ed é lì che sta passando il resto dei suoi giorni, lontano dai riflettori, nell’unico angolo del suo mondo, a tutti (o quasi) inaccessibile. Non mi spiego altrimenti perché insistono così tanto sul niente video e niente registrazioni audio.

La cosa che mi ha colpito di Graceland é stata che pur essendo una casa grande, non é una di quelle ville tipo dei vip moderni con 15 stanze da letto, 20 bagni, 12 cucine etc etc. Certo ha 3 saloni, una piccola piscina e tanto verde attorno, ma, a mio parere, non é assolutamente esagerata in nulla. Forse questo rispecchia la personalità di Elvis, tanti infatti lo hanno sempre definito un uomo umile (sorvolando sui costumi di scena degli anni 70).

Finito il tour della tenuta il bus navetta ti riporta dall’altro lato della strada dove é possibile visitare varie aree espositive, in base al biglietto comprato: le macchine di Elvis, gli aerei di Elvis e Priscilla (ricordatevi gente che lui é stato il PRIMO ad avere aerei privati), i costumi di scena, i molteplici riconoscimenti / premi. Io di tutto questo non ho visto nulla. Siccome eravamo in corsa verso sud, e c’era una tabella di marcia da rispettare, questa volta ho visto solo la casa. É una buona scusa per tornarci in futuro e fare il tour completo.

Insomma, se é stato chiamato The King of Rock ‘n Roll, qualche ragione credetemi c’è. E senza offesa per la Regina Elisabetta II, che io adoro, lasciatemi dire per questa volta Long live the King! Perché sì, in un certo senso lui vive ancora per davvero.

E non guardarmi con quel sorriso tu!♥️

Matrimonio in spiaggia

Oggi é stato il grande giorno di mia cognata Kimber e mio oramai cognato Demetri. Sono convolati a seconde nozze per entrambi, dopo poco più di un anno che si conoscono e frequentano e hanno scelto la spiaggia della Florida per coronare il loro amore, riunendo famigliari e amici da tutti gli Stati Uniti, dall’Oregon alla California, dall’Illinois al Colorado, dal North Dakota alla Florida; 25 persone erano presenti per festeggiare questa bellissima coppia.

Io ero molto emozionata, il mio primo matrimonio in spiaggia, una cosa che da noi non é molto usuale!

Non posso che dire che é stata un’esperienza bellissima. Innanzitutto dopo il temporale di ieri sera oggi era una giornata DA URLO! Cielo terso, temperatura perfetta (28 C gradi), ventilato e in più l’oceano ci ha regalato i suoi più bei colori! Che sogno!

La cerimonia é stata breve e toccante. Il pastore ha letto e commentato un paio di passi scelti dalle Sacre Scritture e poi gli sposi stessi hanno letto i loro voti l’uno all’altro.

Dire commovente é poco. Parliamo di due persone adulte, che escono da precedenti relazioni non andate a buon fine. Entrambi inoltre hanno perso il papà quest’anno, il che ha aggiunto ancora più emozione a tutta la cerimonia/festa. Le parole e promesse che si sono scambiati hanno toccato il cuore di tutti i presenti, dando dei punti di riflessione sulla vita di coppia, almeno per me. A seguire il classico scambio delle fedi, che a breve verranno sostituite da due tatuagi sugli anulari di Kimber e Demetri. Loro sono davvero una coppia rock (é l’unico aggettivo adatto secondo me!). Lei si definisce un’anima gitana, lui un’anima hippie, e allo stesso tempo sono due persone con una responsabilità non indifferente in ambito professionale: lei infermiera specializzata nella cura e assistenza persone anziane, lui medico a capo del reparto di neurologia di un ospedale universitario. Sono splendidi! Non ho mai visto coppia più innamorata di loro, quando si guardano sprizzano amore e cuori da ogni poro, ma non quelli sdolcinati, quelli di un grande amore responsabile e maturo, con quel tocco di follia che rende una relazione ancora più solida. Stupendi!

Finita la cerimonia in spiaggia é seguito il pranzo a buffet e i balli scatenati. Una cosa toccante é stata l’aver messo due sedie al tavolo che sono rimaste vuote e al posto del piatto é stata messa una fotografia. Era il posto riservato ai rispettivi papà. Non ci sono più fisicamente, ma la loro presenza é stata comunque fortemente sentita da tutti.

Mi piace la formula americana del matrimonio. Lascia più spazio alla coppia e si possono intravedere sfaccettature della personalità della stessa da quello che viene detto nello scambio dei voti. Inoltre é la formula che sta esattamente a metà in materia di tempo tra il nostro matrimonio civile e quello religioso. Ripeto, mi é piaciuto davvero tanto.

Non mi resta che concludere augurando a Kimber e Demetri che l’amore li accompagni sempre nel loro nuovo cammino insieme, ma sono sicura che sarà così, lo si legge nei loro occhi!

Evviva gli sposi!!!