Philadelphia

Se sentite Philadelphia, voi a cosa pensate cosi’ d’istinto?

Philadelphia puo’ essere varie cose, in base alle vostre preferenze o associazione d’idee. Il famoso film con Tom Hanks. O la citta’ nello stato della Pennsylvania. O……se vi dico Kaori? Saro’ sincera, a me quando dicono Philadelphia solo UNA cosa viene in mente in una frazione di secondo. Vi giuro, non c’e’ scampo, per me Philadelphia e’ (il formaggio???) la crema spalmabile che l’Italia della mia generazione associa ancora a Kaori (maledette pubblicita’, ti entrano e diventano una parte di te per le tante volte che ti vengono ripetutamente sbattutte in faccia…un po’ come tutti i tormentoni estivi!).

Lo dico ora candidamente e senza vergogna e non vogliateneme: a me la Philadelphia piace. Non voglio approfondire che ingredienti vengono usati (che io alle etichette di oggi, in generale, mica ci credo tanto), cosa e come la fanno, a me piace. Io che nel mio piccolo cerco di mangiare nel modo piu’ salutare possibile, davanti alla Philadelphia e alla Nutella delle volte mi dico “Ma chi se ne frega!” e finiscono nel carrello della spesa. Non le ho in casa in pianta stabile pero’ capita che ci siano.

In Italia io ho sempre e solo visto la Philadelphia classica e quella al salmone. Potete immaginare la mia sorpresa quando una delle prime volte in un supermercato qui a Grand Forks, mi sono trovata davanti ad un muro di scatolette di Philadelphia, tutte belle impalate una di fianco e sopra all’altra in una decina di gusti diversi. Philadelphia alle olive, alla giardiniera, alla fragola, ai mirtilli, alle noci pecan, al jalapeno e avanti cosi’! Sono rimasta sbalordita e la cosa un po’ comica e’ che nessuno di questi gusti cosi’ esotici mi faceva e mi fa tutt’ora tanta voglia alla fine. E’ una mia reazione tipica: troppa scelta io mi blocco. Dammi 5 opzioni e riesco a scegliere, dammene 20 e vado in palla! (Questo mi succede spesso nelle pizzerie a casa, in Italia).

Idem per un altro prodotto che a me piace tanto: i Ritz! Ho sempre e solo conosciuto la versione classica. Qui li ho trovati integrali (che sono STRABUONI) e a qualche altro gusto tipo bacon, all’aglio, al miele… (per approfondire date un’occhiata alle due foto a fondo post) e di nuovo non mi sono avventurata in questi gusti sconosciuti, solo con quelli integrali io sono molto piu’ che contenta.

Cosa dite, dovrei essere piu’ “coraggiosa”? Mah…in fondo io sono una classica, troppi frizzi e lazzi non mi piacciono soprattutto in campo alimentare. E vi prego aiutatemi, divulghiamo nel mondo il piacere di assaporare un paio di aromi insieme, non come fa Dirk ogni tanto che cucina qualcosa e ci deve mettere 12mila spezie tutte insieme per dare gusto, che alla fine la pietanza sa di tutto e di niente o per meglio dire di troppo e del gusto originale dell’ingrediente principale non c’e’ piu’ traccia.

Devo pero’ spezzare una lancia in suo favore: la pasta al pomodoro e basilico ha finalmente imparato a farla davvero bene!

E per concludere che dire! Venite a trovarmi, che ci facciamo una scorpacciata di Ritz e Philadelphia (che insieme stanno pure bene), in una carrellata di gusti notevole!Magari sarebbe la volta buona che mi decido a provarli tutti perche’ in fondo la curiosita’ e’ tanta.

 

 

Attenti al treno!

Con il nuovo lavoro la mia macchinina(ona) sta macinando chilometri su chilometri, ed io con lei. 162 per la precisione. Ogni giorno 81 chilometri all’andata e 81 al ritorno. 2 ore di strada che passo con me stessa, con i miei pensieri, le mie riflessioni. Con una gioia primordiale guardando il paesaggio che attraverso in una bella giornata di sole, un po’ accigliata quando ci sono nuvole immense e scure che incutono un po’ di timore.

Ma quello che volevo descrivere oggi e’ la strada che percorro. Degli 81 chilometri, 5 sono tra le strade di Grand Forks e East Grand Forks, 8 sono nella perifieria di Thief River Falls, il paese in cui si trova l’azienda per cui lavoro.
Restano 68 chilometri suddivisi in 2 eterne rette che attraversano spazi immensi ricoperti di campi, alberi, qualche fattoria sparsa qua e la’ e silos. Adesso con la bella stagione e’ una meraviglia, il cielo blu blu blu sopra la testa e questi scorci rurali sono davvero belli, sfortunatamente pero’ abbiamo (ho) la cattiva abitudine, dopo un po’, di dare quasi tutto quello che ci circonda per scontato ed ecco che in questo mio specifico caso entra in gioco il cosi’ detto “pilota automatico”. D’altronde, rettilineo infinito e traffico quasi inesistente e metti magari poche ore di sonno, il mio cervello va in stand-by.
Ed e’ cosi’ che qualche giorno fa ho rischiato davvero grosso, ma come al solito lassu’ ci dev’essere un esercito di gente che mi ama e anche questa volta mi e’ andata davvero tanto ma tanto bene.
Non vi ho detto che in uno dei 2 rettilinei  ad un certo punto, cosi’ in mezzo al nulla, c’e’ un incrocio con una strada che interseca la mia in senso perpendicolare, che ovviamente ha la precedenza, quindi stop per me e subito a seguire un passaggio a livello, senza sbarra ne’ semaforo, tutto solo li’ con un semplice segnale “attenzione binario”.  E cosi’ io poche sere fa rientrando verso casa, ero entrata in modalita’ stand-by e mi sono resa conto all’ultimo momento che ero vicinissima al binario ad una velocita’ piuttosto sostenuta. Come dice mio papa’, sono letteralmente SALTATA sui freni! In un nanosecondo oltre a pensare “Fermati fermati FERMATIIIII!!!!!” sono anche riuscita ad imprecare mentalmente in turco contro il cambio automatico che non mi permette di sfruttare il freno motore. Credo di aver lasciato un’ottantina di dollari in gomme sull’asfalto, ma va bene lasciarne anche di piu’, pur di avere la pellaccia salva.

Ok, ammetto senza problemi che fosse successo qualcosa, la colpa era tutta e solo mia. Dopo questo evento sono molto piu’ sull’attenti e se mi accorgo che la modalita’ stand-by e’ in agguato faccio in modo che se ne torni a dormire e mi impongo di stare vigile e attenta. Allo stesso tempo mi chiedo anche come si fa a lasciare un binario attivo senza una anche seppur misera barriera? E non e’ che questo sia un caso unico, qui negli Stati Uniti ci sono spesso binari attivi che attraversano zone piu’ o meno sperdute e incrociano strade piu’ o meno trafficate senza   alcuna protezione. Lo so, e’ una questione di usi e costumi. Certo che anziche’ scrivere sui coperchi del caffe’ per asporto “Attenzione, e’ bollente, pericolo di ustione”, non sarebbe meglio segnalare a lettere cubitali un binario dove passa un treno che ti puo’ spazzare via in un nano secondo? La mia non vuole essere una critica, e’ solo un pensiero da persona del Vecchio Continente dove questa situazione non esiste, ne esistono tante altre pero’ che sicuramente posso equiparare a questa. (Adesso non me ne viene in mente nessuna…ah ah ah).

Che dire! Mi e’ andata bene perche’ sono cmq riuscita a fermarmi ad una distanza diciamo ragionevole per controllare che non arrivasse nessun treno. La prossima volta per provare il brivido spingero’ a tavoletta l’acceleratore……no! Non ci sara’ una prossima volta! No no no, grazie. Ho preso abbastanza strizza questo giro che sono a posto per un bel po’!

P.S.: Le foto sono state scattate la sera successiva all’accaduto, quando toh guarda passava il treno! Ripeto: lassu’ qualcuno mi ama!
P.P.S.: Non riportate questo post ai miei genitori. Grazie.

 

Lavoro nuovo vita nuova? No :)

Dopo 2 mesi e mezzo la mia esperienza lavorativa con Amazon si é conclusa. Ero a mezzo passo dal finire il training e lavorare finalmente in modo autonomo, questo però avrebbe anche significato dover lavorare, per almeno un anno, anche un giorno di ogni santo fine settimana e no, mi spiace, con una bimba di 4 anni e mezzo e un bimbo di quasi un anno NON VOGLIO sacrificare uno dei giorni in cui siamo tutti insieme. Ero quindi già decisa a lasciare il mio ancora nuovo ruolo e cercare un’altra occupazione, quando la seconda azienda con cui ero in contatto ha confermato il suo interesse ad avermi nel loro organico.
La mia solita fortuna sfacciata!

E così il 31 maggio ciao ciao Amazon e il 5 giugno “Eccomi DGChiave”. Premessa: il nome dell’azienda e’ composto da quelle 2 lettere maiuscole e la parola chiave pero’ in inglese. Vi chiederete se sono impazzita che l’ho scritto cosi’. No, sono ancora sana di mente (ma non so per quanto!) e perche’ faccio cosi’ la “misteriosa” ve lo spiego subito. Ho scoperto che c’è un ufficio addetto al controllo di qualsiasi cosa venga scritta nel web con associato il nome dell’azienda. Una volta un cliente ha scritto qualcosa di negativo in un qualche social media sull’azienda in questione. La cosa e’ stata riportata ad uno dei manager che ha preso il telefono in mano e ha chiamato la persona in questione chiedendo delucidazioni sul quel commento/affermazione negativi, perche’ anche qui, come in Amazon, il cliente prima di tutto! Il cliente deve avere la miglior esperienza della sua vita quando ci chiama. A scanso di equivoci spero che il mio stratagemma funzioni. Non che abbia nulla di particolarmente negativo da dire, ma sapere che c’e’ gente che ha perso il lavoro perche’ stupidamente ha scritto nel web cose tipo: “Giornata orribile al lavoro, odio il mio supervisore” ecco, mi mette un attimo a disagio. Certo, ignorante a tutti gli effetti chi lo ha fatto, ma in ogni caso non voglio arrischiarmi troppo. Che poi mi chiedo, metti che controllino il mio post, lo tradurranno su google translator per capire cosa ho scritto? Ah ah ah!

Ma torniamo a lei, a questa davvero SUPER AZIENDA! Sede unica in Minnesota, in un paesotto dimenticato da Dio di 8mila abitanti. In azienda ci sono la bellezza di 3mila 200 persone tra impiegati e magazzino. Praticamente questa azienda mantiene tutto il paese. Anche qui come con il freddo: se non provi questa cosa sulla tua pelle, non riesci ad immaginare dimensioni della struttura, via vai di gente, problemi logistici per il parcheggio, numero delle zone ristoro e relax all’interno dell’edificio, numero di bagni (che a me per ora pare insufficiente) considerando anche che l’azienda e’ in continua espansione. Velocemente 2 numeri  sulla struttura: attualmente la superficie aziendale tra uffici e produzione e’ di 55mila metri quadrati. Nel prossimo triennio un nuovo stabile di 92mila metri quadrati andra’ ad aggiungersi a quello gia’ esistente con nuove aree parcheggio, grazie a Dio. E’ in programma anche l’assunzione di altre mille persone. Ecco, se qualcuno vuole farci in pensierino, sappiate che qui lavoro c’é!
Altro paio di numeri: spediamo una media di 16-17MILA pacchi al giorno!!! UPS e FEDEX ci amano alla follia! Io vorrei portarvi a fare (dire una passeggiata e’ riduttivo) una marcialonga in magazzino. Vedere il nastro trasportatore a tuo fianco ovunque tu stia camminando che si snoda su 3 piani per passare vicino a tutti gli scaffali da dove viene prelevato e impacchettato il materiale da spedire, e’ qualcosa che fa strabuzzare gli occhi.
Una volta inserito un ordine, questo viene evaso nel giro di 20 minuti. Abbiamo a magazzino circa 5 milioni di articoli e da qualche anno e’ stato deciso di non stampare piu’ il catalogo e tenere solo quello on line. Chissa’ perche’!!! 5 milioni di articoli sono tanti, tantissimi e uno potrebbe pensare che la struttura e’ pure piccola per contenere anche solo un pezzo di ogni articolo. E invece no, signori e signore! perche’ noi distribuiamo dei pezzi a volte davvero minuscoli, piccoli piccoli. Noi siamo il 7 distributore nel mondo, il 4 negli Stati Uniti di componenti elettronici; quindi sensori, microchip, schede elettroniche e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

Differenze dal lavoro precedente? Poche. Tutto e’ programmato e ritmato per fare lavorare questa macchina nel miglior modo possibile. Nel mio caso si comincia alle 8:30. Una pausa di 15 minuti alla mattina, ore 13:00 mezz’ora (e sottolineo mezz’ora) per la pausa pranzo, ore 15:30 altri 15 minuti di pausa, ore 17:00 timbrare il cartellino e via.
Il lavoro e’ gestito in maniera tale da ottimizzare la produttivita’, quindi: rispondere al telefono al primo squillo (dopo un tot di volte che non ce la fai parte il monito verbale, se sei diabolico e insisti a non alzare la cornetta al primo squillo arriva quello scritto per non so quante volte, per finire poi con un bel inchino e il licenziamento). Idem piu’ o meno con gli ordini che il sistema smista sul tuo computer. O clicchi sul messaggio per aprirlo entro 2 secondi o il messaggio viene inoltrato ad un altro operatore e tu cominci ad essere di nuovo nei guai come nel caso telefonate. Nei primi 3 mesi puoi assentarti per un massimo di 24 ore non pagate. Superi di un minuto questo limite di tempo, stai pure a letto e dormi tranquillo fino alle 9 , che in azienda non ti vogliono piu’. Passati i 3 mesi di prova 40 ore di permessi pagati e 40 ore di non pagati per la durata di un anno. Ferie pagate, come raccontavo precedentemente, non sono famose negli Stati Uniti. O per meglio dire: ferie??? PAGATE??? Certo, dopo un anno di lavoro ti e’ concessa una settimana. 2 settimane quando lavori per l’azienda da 5 anni, 3 settimane dopo 10 anni. Feste comandate: non le elenco, troppo poche per una persona che arriva dall’Europa. Che altro? Non ricordo, ma questo e’ il quadro generale. Poco diverso da quello descritto nel post di Amazon.
E poi regole regole e ancora REGOLE! Regole sull’abbigliamento, sul come ti rivolgi ai colleghi, ai clienti e a chiunque altra figura ruoti intorno all’azienda. Regole sul quando assentarsi per i propri bisogi fisiologici (durante le pause e se proprio ti scappa, beh dai, ok, corri alla toilette). Regole per accettare gli ordini perche’ i nostri componenti sono molto desiderati dai terroristi. Regole per prevenire qualsiasi tipo di molestia sul luogo del lavoro (dall’evitare ogni tipo di contatto fisico al di fuori della sola stretta di mano, al divieto totale di raccontare barzellette a sfondo sessuale, razziale, o offensivo nei confronti di categorie protette.) E qui noi italiani cadiamo un po’ male eh.
Ah! questa poi, sentite qua: vietato qualsiasi tipo di profumo o crema corpo profumata per limitare i problemi di allergie. Scusa??? ho capito bene??? Pero’ si sono raccomandati:  “Si’! Per piacere, il deodorante usatelo!” e qui io non sono riuscita a trattenermi e sono scoppiata a ridere. L’unica in una classe di 16 persone. L’unica che rideva con 15 paia di occhi puntati addosso, anzi 16, dimenticavo l’istruttore, che alla fine mi sono pure dovuta scusare e chiedere “Ma sta dicendo sul serio?” “Si'” “Ah, ok”.
Mi capite quando dico che sono a momenti allibita?

A parte questi dettagli, l’azienda e’ sana e forte, paga bene, non mi fa lavorare i fine settimana, dista un’ora da casa, le persone per ora incontrate sono gentili e disponibili….ah si’, ho sorvolato sull’ora da casa.  Per ora tutto fila liscio, e’ estate, luce, sole, campi verdi, nuvole, un’ora di strada immersa nella campagna aperta, non un paesino, non un benzinaio nei 60 chilometri centrali del percorso. Signore fa che non fori mai una gomma, soprattutto in inverno che altrimenti sono fregata! Ma anche del percorso casa lavoro vi raccontero’ nei prossimi giorni perche’ ci sono un paio di cose interessanti….campi, sole,  cielo, campi, nuvole, fattorie, alberi, campi campi campi, strada dritta dritta senza fine, rettilineo, campi, binario, sole, campi…..BINARIO!?!?!?!

Ma questa e’ un’altra storia!

Ps: Al diavolo, io la foto con il nome dell’azienda la metto, se il prossimo post si chiama licenziamento, voi sapete il perche’! Ah ah ah ah!

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Fuso orario

La mia prima esperienza con il fuso orario l’ho fatta quando avevo 6 anni. Avevo finito la prima elementare e il “John” (mio papa’) era andato per lavoro in Peru’.
Doveva stare li’ per un paio di settimane, e’ finita che e’ stato li’ un paio di mesi e ancora oggi credo sia tornato a casa, come si suol dire, “per miracolo” perche’ se non avesse avuto noi figlie, oggi forse sarebbe ancora laggiu’ in sud America.
All’epoca c’era il famoso telefono che la SIP dava in dotazione a tutti gli abbonati, quello grigio con il disco rotante con i buchi sopra ogni numero. Ricordo che ricevavamo una sua telefonata una volta alla settimana, quando andava bene. La comunicazione era orribile e quando chiedevo a mia mamma perche’ non potessimo parlare piu’ spesso con lui, lei mi spiegava che il fuso orario e la distanza ci impedivano di avere contatti piu’ frequenti.

Oggigiorno la tecnologia ci permette di parlare con chiunque da un angolo all’altro del mondo. Con Whatsapp, Skype e tante altre applicazioni, puoi chiamare chiunque a costo quasi zero con una comunicazione perfetta. C’e’ una cosa pero’ che non puo’ essere cambiata perche’ fa parte del come e’ organizzato il nostro sistema solare e su questo pianeta terra e’ stata battezzata con il nome di: fuso orario.

Lui e’ li’. Non si puo’ cancellare o annullare. Considerato che viviamo su di una sfera che ruota non solo su se stessa ma anche intorno al sole, non posso pensare di fare la terra piatta per avere tutti lo stesso orario. Anche se ogni tanto mi piacerebbe poterlo fare. Anche solo per un paio di ore.

Se sei in vacanza del fuso orario tutto sommato non te ne puo’ importare di meno. Anzi! E’ bello avere un orario differente da quello di casa e non sentire nessuno per un paio di settimane. Sei li’ pacifico e beato in una metropoli o in una spiaggia tropicale o alla scalata dell’Everest, metti qualche foto sui social media e il giorno dopo guardi tutti i “mi piace” e i commenti scritti dagli amici a casa che ti invidiano, oppure ti suggeriscono cosa visitare o dove andare a mangiare nella zona in cui ti trovi.

Tutto cambia quando ad un notevole numero di ore di differenza da casa ci vivi in pianta stabile.
Tra il North Dakota e l’Italia ci sono 7 ore di differenza. Questo vuol dire che alle 8:30 di mattina quando io entro al lavoro in Italia tutti voi, miei cari amici, siete gia’ a meta’ pomeriggio ed iniziate e pensare dove e con chi andare a bere un aperitivo non appena fuori dal lavoro (o perlomeno questo e’ quello che starei facendo io fossi li’). Quando io esco dal lavoro alle 17, in Italia e’ mezzanotte e non e’ il momento piu’ adatto per mettersi a fare telefonate in giro per il mondo ad amici e amiche solo perche’ io ho bisogno di un contatto umano al di fuori della mia famiglia. Quando qui e’ mezzanotte, in Italia sono le 7 del mattino e spesso da dieci minuti sto scambiando qualche messaggio con mia sorella e chiudiamo la comunicazione lei augurandomi buonanotte, io augurandole buona giornata. (E qui poi ridiamo entrambe come due sceme ogni volta.)
Ma non si puo’! O meglio io non posso! Con questo attaccamento a casa che non mi molla! boh! Mi costruiro’ un’isolotto al centro dell’Atlantico e mi piazzo li’, 3 ore di differenza da casa, perfetto! O ancora meglio, mi trasferisco in Portogallo!!! Ah no?

Quando ho vissuto a Dubai era piu’ semplice. Per 7 mesi all’anno ero quattro ore piu’ avanti rispetto a casa, per i restanti 5 mesi solo tre (gli Emirati Arabi sono uno dei pochi paesi al mondo che le lancette dell’orologio non le spostano mai nell’arco dell’anno).  3-4 ore di differenza sono piu’ facili da gestire. Per i miei gusti il massimo “sopportabile” sono 6 ore. Quando sono in Florida le 6 ore di differenza non mi disturbano e riesco a gestirle bene. Qui le 7 ore mi stanno dando del filo da torcere. Ma verro’ a capo anche di questo aspetto che decisamente mi disturba. D’altronde come dicevo sopra e’ una cosa che non si puo’ cambiare. O ci convivo serenamente o ci convivo serenamente punto. Non ci sono alternative. Quindi cari amici che leggete le mie follie, auguro a tutti voi oltreoceano una buona giornata, io adesso faccio due cose al volo e poi mi tuffo in letto che quando mi alzo voi sarete a pranzo!

Buona giornata raga, io vado…yaahwmmm!!! (mega sbadiglio!)

PS: Se mi legge qualcuno che vive lontano da casa e il fuso orario non lo disturba, prego questa persona di contattarmi e darmi qualche dritta! Grazie! 🙂

timeworld

Ciao mami

Due mesi fa la mamma e’ arrivata qui contenta e pimpante di poter trascorrere nuovamente un po’ di tempo con figlia (io) e nipotini.

Oggi purtroppo e’ stato il giorno della partenza, del suo rientro in Italia.
Questi 2 mesi sono trascorsi veloci e allo stesso tempo anche un po’ lenti. Io e lei abbiamo passato poco tempo assieme perche’ lavorando e con gli orari poco umani che mi ritrovo ad avere in questo periodo, alla sera di energia ne rimane davvero poca, giusto l’indispensabile per collassare sul letto e pensare “Ciao mondo, a doma…..zzzz….zzzzzz”.

Io con la mia mamma ho un rapporto un po’ conflittuale. Ci vogliamo un bene dell’anima ma spesso ci scontriamo e i toni si alzano per poi risolvere il tutto facendo finta di niente o chiudendosi (io) in silenzi piu’ o meno lunghi. Non riusciamo a comunicare. Siamo, ognuna di noi, chiuse nella propria galassia e le nostre frequenze non si incrociano e tanto meno si intrecciano. Ma nonostante queste a volte davvero forti incomprensioni, di base c’e’ un amore reciproco infinito ed entrambe lo sappiamo. E in questo periodo e’ stato bello scoprire che se magari a parole io e lei non siamo un gran che, a fatti mettici insieme e le Spaetzle fatte in casa piu’ buone del mondo le facciamo noi due e pure i Pfankuchen.

Oggi sono uscita un po’ prima dal lavoro per poterla accompagnare in aeroporto. Varcata la soglia di casa li’ in entrata c’erano gia’ pronte valigia e borsone, in attesa di essere caricate in auto. La chiamo, mi risponde e la sua voce sembra cosi’ lontana. La raggiungo in cucina e come l’ho vista mi e’ scoppiato il cuore. La sua espressione trasudava agitazione e dispiacere,  malcelati da un debole sorriso e da un “Come e’ andata oggi?” quasi sussurato. Gia’ non aveva dormito ieri notte perche’ negli ultimi anni l’ansia da viaggio prende il sopravvento sulla necessita’ di dormire, a maggior ragione questa volta, che a 75 anni non e’ da tutti farsi un volo del genere con 2 scali e poco tempo per spostarsi da un terminal all’altro in areoporti internazionali.
E poi il sapere di non vedere piu’ i suoi adorati nipotini, per chissa’ quanto tempo, non e’ di certo un’emozione facile da gestire.

In 62 giorni di permanenza qui a Grand Forks, 55 li ha passati con Anthony che ha ben volentieri bigiato l’asilo nido per stare con la nonna. Allison spesso le ha fatto il “musetto” (come dico io) o le ha risposto male (poi ha dovuto sempre fare i conti con me, che la nonna e’ sacra e va trattata bene!) per poi negli ultimi 10 giorni voler solo e sempre dormire con la nonna, cosi’ la povera nonna al piu’ tardi alle 8,30 di sera aveva il coprifuoco e si portava a letto quella testolina cappellona e chiaccherina.

E’ una donna speciale mia mamma, e chi la conosce un po’ piu’ a fondo sa a cosa mi riferisco. Lei mi ha sempre seguito nelle mie “avventure” in giro per il mondo, c’era in Inghilterra quando e’ nata Allison, c’era in Germania quando e’ nato Anthony. A suo tempo non e’ riuscita a venire a Dubai per ragioni di salute, e cosi’ quella volta e’ stato il papa’ a venire a vedere cosa stesse combinando la sua “bambina” da quelle parti.
Da quando ci sono i bambini durante le sue visite e’ sempre un aiuto inestimabile, sia per le faccende pratiche di casa, sia come spalla su cui appoggiarsi nei momenti di sconforto (che anche questa volta non sono mancati per varie ragioni) e anche come confronto, che la mia realta’ vista da occhi esterni assume sfaccettature a me sconosciute.

L’emozione  ci ha messo poco a farsi sentire forte e prepotente e abbiamo cominciato a piangere tutte due. Era ora di partire quindi bando ai sentimentalismi, su’ in macchina e via. Durante il tragitto verso l’areoporto parlavamo dei bimbi e lei se ne e’ uscita con un complimento nei miei riguardi che mi ha lasciato con la bocca aperta e con un nodo ancora piu’ grande in gola. Stavo guidando quindi l’unico gesto che mi era possibile fare, grazie anche al cambio automatico, e’ stato quello di prenderle la mano e stringegliela forte. Non vi dico quanto stringeva lei! Ho dovuto dirle: “Mamma molla la presa che mi stai fermando la circolazione del sangue nelle dita”, e con questa mia uscita il momento si e’ sdrammatizzato e siamo scoppiate tutte due in una fragorosa risata.

GRAZIE mamma! Mi hai detto una cosa bellissima! Credo che parte della forza che tutti riconoscono nel mio carattere, sia stata tu a trasmettermela e se anche non fosse a me piace pensare sia cosi’.

Ci manchi gia’ un sacco! Fai in buon volo mamma, che poi quando sei a casa ti chiamo! SMACK!