Dogana

A quando risale il mio ultimo racconto? Credo a giugno, poi tra una routine al limite delle capacita’ umane, le tre settimane passate in Italia tra fine agosto e settembre, la riorganizzazione di alcune situazioni al rientro dalle ferie, ecco, il tempo e’ volato ma la voglia di raccontare/scrivere e’ ancora qui ed e’ bello sentire di nuovo il ticchettio della tastiera mentre digito (a volte basta davvero poco per essere felici!).

Ho parecchie cose di cui scrivere e oggi vi racconto della mia “avventura” in dogana al rientro dall’Italia.

Breve premessa: per chi non lo sapesse quando si vola da un continenete all’altro non e’ possibile portare con se’ qualsiasi cosa. Nello specifico se dall’Europa si vola negli Stati Uniti non e’ ammesso introdurre nel paese carne, ortaggi, frutta, semi, piante e altre sostanze/alimenti. Io ne ero gia’ al corrente ma da brava italiana qualcosina dovevo pur portarmela in Nord Dakota dalla mia amata Italia! E cosi’ parte dei rifornimenti l’avevo gia’ spedito a mezzo posta (due bei cartoni con Bibanesi, biscotti, Giambonetti, buste di budino e cosi’ via). Nel bagaglio che viaggiava con me c’era poi un trolley pieno di formaggi impacchettati sottovuoto, tre etti di crudo di Parma e 3 etti di speck di Sauris, pure questi ben sigillati sotto vuoto. Essendo a conoscenza che questi ultimi non sono prodotti ammessi, avevo infilato le 2 buste in una borsa in plastica grossa riutilizzabile vuota sul fondo di una valigia che conteneva abiti, scarpe, giochi dei bimbi e anche mutande da lavare per dirla tutta (anche queste ben sigillate in in sacchetto a parte, non preoccupatevi…ah ah ah).

Da Venezia il mio volo era diretto in Canada a Winnipeg, via Montreal. Una volta a destinazione la mia meta’ aspettava me e bimbi per poi riportarci a casa negli Stati Uniti, ad un’ora e mezza dall’areoporto di arrivo.

A 40 minuti circa dall’arrivo a Montreal le hostess consegnano il solito documento da compilare in cui bisogna informare le autorita’ del motivo del viaggio, quanto tempo si passera’ in territorio canadese, dove si alloggera’ se ci si ferma un tot di tempo nel paese e per ultimo se si ha qualcuno dei prodotti non ammessi nel proprio bagaglio. Con mio IMMENSO orrore vedo che in Canada a differenza degli Stati Uniti non e’ nemmeno ammesso importare prodotti caseari. Da brava italiana metto una bella crocetta sul “NO” di fianco a prodotti caseari (cosa sono? chi li conosce?) e dentro di me comincio ad imprecare. Penso al mio Gorgonzola (due tipi poi, cremoso e stagionato), il Montasio, il Castelmagno, il Vento d’Estate, l’Ubriaco, i 2 blocchi di Grana, l’Asiago e li vedo gia’ nell’inceneritore che bruciano e pure io, avvolta dalle fiamme stile Purgatorio/Inferno sono li’ che mi divincolo e grido “Noooooo!!! Non buttateliiiii”. Finito questo breve film mentale tragi-comico penso “E se mi contestano che ho scritto che non avevo niente di tutto questo con me? Uhmmm, facile! Faccio la gnorri! Inglese? Io no understand, io italiana, non capisco, sorry, NON parlo inglisc!” con la speranza che, nel caso succeda, mia figlia nella sua ingenuita’ non dica in americano “Ma tu lo parli mamma” perche’ e’ ovvio no che potrebbe succedere! I bimbi sono tanto meglio di noi adulti, non hanno bisogno di mentire, o quasi. Diciamo che non mentono ai nostri livelli, ecco. Fatto sta che faccio il resto del viaggio convinta che a Winnipeg il mio trolley colmo di formaggi sara’ bello leggero e vuoto. Amen. Pace e bene.

Arrivati a destinazione e ripresi i bagagli verifico con moti di gioia e tripudio che tutto e’ ancora al suo posto. Le valigie non sono state toccata. Tutto integro, tutto bello, potrei mettermi sull’attenti e cantare l’inno nazionale e commuovermi dalla gioia.

Ultimo sforzo dopo 14 ore che siamo in giro per il cielo di questo mondo, tutti in auto che si va a casa nel proprio letto. Dobbiamo pero’ passare la dogana tra Canada e Stati Uniti. I bimbi esausti dormono. Mentre l’auto macina chilometri verso casetta io e Dirk parliamo e dopo aver ribadito per 100 volte la mia gioia che i generi alimentari ci siano ancora tutti mi viene qualche dubbio sulla frontiera che dobbiamo ancora passare. Mentre ci avviciniamo alla postazione per il controllo passaporti dico a mio marito cosi’ d’istinto: “Non dire che arriviamo dall’Italia, di per favore che arriviamo da Montreal, lo sanno che gli italiani imbucano sempre qualcosa in valigia!”. Ci fermiamo, mio marito passa tutti i passaporti al funzionario e alla domanda “Da dove arrivate?” questo risponde pacifico: “Dall’Italia, siamo di ritorno da un po’ di ferie”. Non posso prederlo a ceffoni davanti ad un funzionario, verrei denunciata subito per violenza domestica, ma avrei voluto farlo.

Prossima domanda: “Avete generi alimentari con voi?” e giu’ tutto un elenco tra cui Parma ham (prosciutto) e lui “No, solo biancheria sporca”, risatina da ambo le parti. E pure io splendida, invece di tacere: “No, lo so che non e’ ammesso portare certi generi alimentari, non abbiamo niente”. Il funzionario ci restituisce 3 passaporti su 4 e dice a mio marito: “Ok, il suo passaporto Signor Dirk lo trattengo un attimo e lo passo ad una collega che vi aspetta al portone n.4 per un veloce controllo, grazie”.
Nell’abitacolo cala il gelo, ma noi grandissimi attori, tutti sorrisi e saluti e grazie ok, nessun problema, tranne il mio istinto omicida che si e’ inspiegabilmente triplicato. In attimo di silenzio poi 40 secondi di  me: “Ti avevo detto di dire che arrivavamo da Montreal, c@##*! sono riuscita a portare tutto fino a qua e adesso ci sequestrano tutto!” Lui: “Ma non sapevo, non credevo….” Io: “Appunto, non sapevi, ma sapevo io, zio Billy, mai ascoltarmi, vero?”. Immagino che tatni di voi si rivedano in questa tipica scena di menage matrimoniale.

Arriviamo davanti al portone n.4, ci fermiamo e dopo pochi secondi questo si alza e davanti a noi si apre una porzione di capannone illuminatissima. Male agli occhi: dal buio della notte fuori con poca illuminazione a questa luce fortissima lo sbalzo e’ grandissimo e penso “Che bello, stile Gestapo”. Guardo mio marito e gli dico con uno sguardo assassino: “Lascia fare a me” (il -se no ti ammazzo- lo si leggeva negli occhi, non era necessario enunciarlo). Saluti e sorrisi con il nuovo funzionario. Di nuovo: “E cosi’ arrivate dall’Italia, bello! Avete qualcosa con voi?” Io: “Beh, si’ abbiamo dei formaggi, ma se non erro quelli sono ammessi, vero?” Funzionario: “Eh, dipende, quelli molli no, ma diamo un’occhiata cosi’ ci togliamo ogni dubbio, d’accordo?” D’accordo un cavolo, ma eh beh, certo diamola un’occhiata a questi formaggi!

Apro il bagagliaio. Il funzionario controlla prima il trolley di Allison: vestiti, giochi, libretti, colori. “Ok, questa e’ a posto, metta via”. Eh gia’ lo so pure io che e’ a posto. Si passa al trolley con i formaggi, apro e noto un’ombra di delusione mentre li controlla: “Questi a pasta dura non sono un problema, ho un dubbio su questi due (gorgonzola). Chiamo il mio superiore per verifica”. Benone! “Nel frattempo tiri fuori per cortesia la valigia grande, la poggi su quel tavolo e la apra, grazie.” Dalla padella alla brace, ma sempre con un finto (fintissimo) entusiasmo: “Certo, controllate tutto quello che volete!”. Sorriso.

Primo intoppo che mi fa sudare. La valigia non si apre. La combinazione e’ quella giusta ma non vuole aprirsi questa cancara! Cosa pensera’ il funzionario? Sicuramente che ho qualcosa da nascondere. Chiedo un cacciavite per forzare la chiusura e la tipa mi guarda perplessa. Forse teme che poi lo usi come un’arma offensiva? Ma mi vedi che sono cotta dal sonno, con i bimbi che piangono in auto e che vogliamo solo andare a casa? Non lo vede e pare si convinca a procurarmi un cacciavite. Ma per magia (giuro stessa combinazione di prima) adesso la valigia si apre. E io oltre a provare una nuova ondata di  gelo dentro, ho una sensazione che non provavo da almeno 37 anni, quella dei bambini quando stanno per essere scoperti per un qualcosa che non avrebbero dovuto fare. Fisso per un paio di secondi un punto preciso all’interno della valigia. La borsa vuota e’ li’ e tra i due lembi dell’apertura spunta un angolino di una busta trasparente e si vede un po’ di quell bel colore rosso scuro e una sottile venatura bianca. Non so se e’ il crudo o lo speck! Parma o Sauris? Chi e’ il traditore? Il funzionario sta controllando proprio quella meta’ dopo aver rovistato nell’altra parte. Se apre tutta la cerniera e sollava il lembo a rete e sposta un po’ di cose la busta credo scivolera’ fuori e ciao speck e ciao crudo e io mi sentiro’ un verme e quella sorta di malessere infantile mi accompagnera’ per un po’ tutte le volte che pensero’ a questo momento. Il funzionario intanto mi parla, io rispondo con falsa naturalezza e calma, ma dentro ho un gelo indescrivibile. Che poi piu’ che sequestrare gli oggetti del reato e farmi la ramanzina mica possono fare altro per quel che ne so, no? E’ proprio la vergogna dell’atto proibito commesso e della bugia e del non poter far finta in questo preciso momento di non saper parlare inglese!

E poi, del tutto inaspettato lo squarcio tra le nuvole e il raggio di sole riparatore: “Va bene Signora, grazie della collaborazione, ecco il passaporto di suo marito, chiuda tutto potete andare, buon rientro.”

GIOIA! TRIPUDIO! SIGNORA VORREI ABBRACCIARLA MA E’ MEGLIO DI NO! CHIUDO E ANDIAMO. SUBITO. ANCHE IL GORGONZOLA VA BENE! EVVIVA! LASSU’ QUALCUNO MI AMA!

E’ andata bene e come detto sopra oltre ad una ramanzina mica potevano farci chissa’ cosa. Ma l’evento mi ha fatto poi pensare ai corrieri della droga. Io per 3 etti di crudo e di speck a momenti ci resto la’ e un 6 mesi di vita credo di averli persi. Loro…..mah! Di certo non ho voglia o intenzione di provare anche quel brivido!

E per concludere in bellezza, foto dei miei amati formaggi, crudo e speck mangiati poche sere fa. Un consiglio: se non conoscete il Vento d’estate provatelo…..da capottamento!

PS: Grazie a Dio ho rinunciato al salame, che quello era piu’ difficile da mimetizzare! 😀

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Beccata!

Si sapeva. Lo sapevo. Sarebbe successo. Ed e’ successo gia’ da qualche settimana ma solo stasera riesco finalmente a scrivere di nuovo qualcosa in velocita’.

Avete gia’ capito, vero? Qualcuno se lo aspettava dopo la mia affermazione: “Partire 10 minuti in ritardo e arrivare 5 minuti prima”.

Fuori la bozza su’, un brindisi a me che sono stata fermata per eccesso di velocita’!

Chi!!! Io???  Ma come? Ma quando?  Tre settimane fa circa. Giornata grigia piovosa. Al mio solito sono un po’ in ritardo (mi chiedo dove sia finita la mia super puntualita’ teutonica negli ultimi tempi). Mattino, ore 8:10 minuto piu’ minuto meno, sono a 3 km circa dall’azienda e corro a ruota dietro ad un Suv. Non sto facendo attenzione a quanto vado, sono persa nei miei pensieri e seguo la macchina davanti a me. Ad un certo punto vedo una macchina della polizia arrivare nell’altro senso di marcia e penso “Per fortuna sta andando nella direzione opposta alla mia” e automaticamente rallento un po’. Vedo che la macchina che seguivo e’ in forte rallentamento e accosta. Butto un’occhiata nel retrovisore e con immenso orrore vedo la Mustang della polizia che fa un’inversione a U accende i lampeggianti e da’ di gas all’inseguimento.

Primo mio pensiero “OH C@##*!!!!”. Rallento pure io, accosto e per un istante mi agito! E adesso che faccio? Mi ricordo le istruzioni di Dirk. “Se ti fermano, accosta, spegni il motore e tieni le mani sul volante.” E cosi’ faccio.

Guardo nel retrovisore il poliziotto che si avvicina. Piove che Dio la manda, lui e’ in divisa con la camicia a maniche corte e il cappello a falda larga. E’ giovane, e quando e’ all’altezza della coda della mia macchina appoggia la mano sulla fondina. Mi sembra di essere in una di quelle serie che guardo in televisione, ma no, e’  vita vera. Abbasso il finestrino e sfodero il mio piu’ smagliante sorriso e lo apostrofo con un “Good morning Officer, how are you today!” Glielo leggo negli occhi che dal mio accento ha capito che non sono proprio della zona (e decido, se possibile, di giocare questa carta a mio favore!). “Buongiorno signora! E’ famigliare con questa zona?” Io: “Ma mica tanto sa, lavoro da poco qui vicino.” “Favorisca patente e assicurazione per cortesia.” Certo, subito! In un nano secondo gli ho messo tra le mani patente, passaporto italiano, green card e poco mancava ci mettessi anche la carta d’identita’ e il codice fiscale. Lui guarda prima le sue mani piene di documenti, poi guarda me come a dire questa non e’ mica del tutto a posto. E io li’ immobile, con il mio sorriso stampato. Pensera’ abbia una paresi facciale.

Poi la domanda da un milione di dollari. “Ma la macchina ferma qui davanti e’ con lei?” Io: “No” “Sa perche’ si e’ fermata?” E qui volevo chiedergli: “Ma Signor Officer, ci sei o ci fai?” No, perche’ capisco lui abbia puntato il suo aggeggio elettronico sulla mia macchina e abbia rilevato la mia velocita’, ma non si e’ accorto che avevo una macchina a 5 metri davanti alla mia che correva uguale? Vorrei dirgliela questa cosa per potermi consolare con il classico mal comune mezzo gaudio, ma poi decido di fare la mia buona azione quotidiana e dico “Non so chi sia e non ho idea del perche’ si sia fermata” e lui “Ah ok, vado a dirgli che puo’ andare poi controllo i suoi documenti”. E parte sotto la pioggia sempre battente a “liberare” l’altro mezzo per poi correre nella sua Mustang a controllare le mie scartoffie. E io aspetto. E aspetto. E aspetto. E penso “cazzarola, adesso perdo la patente e poi dovro’ presentarmi davanti al giudice e mi daranno una multa salatissima che mi merito, ma che cavolo, proprio in questo tratto dove in genere sono piu’ attenta, oggi dovevo stare dietro a quello che correva” e avanti cosi’.

Finalmente lo vedo ritornare sempre sotto la pioggia battente. Riapro il finestrino, mi restituisce tutti i documenti e mi dice: “Per oggi e’ solo un monito, ma mi raccomando, in Minnesota su queste strade il limite e 55miglia all’ora, lei stava andando a 78. Buona giornata!” Si gira sui tacchi e corre di nuovo nella sua automobile al riparo da tutta quell’acqua che sta cadendo.

Io sono ancora li’ ferma, con il mio sorriso stampato in faccia. Alzo gli occhi al cielo e tra i nuvoloni grigi mi pare di vedere la sagoma della mia Oma, le sorrido e la ringrazio e le mando un bacio. Lassu’ qualcuno mi ama e anche oggi mi ha protetto. E ripenso: 78?!?!? Ho capito bene? No perche’ allora davvero posso accendere un cero grande come la Torre di Pisa per essere stata graziata!

Da quel giorno in ogni caso ho smesso di correre. Al massimo supero il limite di velocita’ di sole 5 miglia all’ora e uso spesso il cruise control che in italiano si dice? Boh. Cmq, dai quello strumento con cui definisci la velocita’ a cui vuoi andare, togli il piede dall’acceleratore e la macchina va alla velocita’ stabilita, senza pericolo che il piede per noia, poco traffico o distrazione diventi pesante. E lo faccio non per paura della multa, ma per quel gesto della mano sulla fondina, che non mi e’ piaciuto niente e che allo stesso tempo capisco perche’ sia necessario (le ho viste tutte le serie poliziesche americane!).

Mi e’ andata bene davvero e la lezione questa volta l’ho imparata e la sorte in certi casi meglio non sfidarla una seconda volta, la sfidero’ comunque su altri temi!

Philadelphia

Se sentite Philadelphia, voi a cosa pensate cosi’ d’istinto?

Philadelphia puo’ essere varie cose, in base alle vostre preferenze o associazione d’idee. Il famoso film con Tom Hanks. O la citta’ nello stato della Pennsylvania. O……se vi dico Kaori? Saro’ sincera, a me quando dicono Philadelphia solo UNA cosa viene in mente in una frazione di secondo. Vi giuro, non c’e’ scampo, per me Philadelphia e’ (il formaggio???) la crema spalmabile che l’Italia della mia generazione associa ancora a Kaori (maledette pubblicita’, ti entrano e diventano una parte di te per le tante volte che ti vengono ripetutamente sbattutte in faccia…un po’ come tutti i tormentoni estivi!).

Lo dico ora candidamente e senza vergogna e non vogliateneme: a me la Philadelphia piace. Non voglio approfondire che ingredienti vengono usati (che io alle etichette di oggi, in generale, mica ci credo tanto), cosa e come la fanno, a me piace. Io che nel mio piccolo cerco di mangiare nel modo piu’ salutare possibile, davanti alla Philadelphia e alla Nutella delle volte mi dico “Ma chi se ne frega!” e finiscono nel carrello della spesa. Non le ho in casa in pianta stabile pero’ capita che ci siano.

In Italia io ho sempre e solo visto la Philadelphia classica e quella al salmone. Potete immaginare la mia sorpresa quando una delle prime volte in un supermercato qui a Grand Forks, mi sono trovata davanti ad un muro di scatolette di Philadelphia, tutte belle impalate una di fianco e sopra all’altra in una decina di gusti diversi. Philadelphia alle olive, alla giardiniera, alla fragola, ai mirtilli, alle noci pecan, al jalapeno e avanti cosi’! Sono rimasta sbalordita e la cosa un po’ comica e’ che nessuno di questi gusti cosi’ esotici mi faceva e mi fa tutt’ora tanta voglia alla fine. E’ una mia reazione tipica: troppa scelta io mi blocco. Dammi 5 opzioni e riesco a scegliere, dammene 20 e vado in palla! (Questo mi succede spesso nelle pizzerie a casa, in Italia).

Idem per un altro prodotto che a me piace tanto: i Ritz! Ho sempre e solo conosciuto la versione classica. Qui li ho trovati integrali (che sono STRABUONI) e a qualche altro gusto tipo bacon, all’aglio, al miele… (per approfondire date un’occhiata alle due foto a fondo post) e di nuovo non mi sono avventurata in questi gusti sconosciuti, solo con quelli integrali io sono molto piu’ che contenta.

Cosa dite, dovrei essere piu’ “coraggiosa”? Mah…in fondo io sono una classica, troppi frizzi e lazzi non mi piacciono soprattutto in campo alimentare. E vi prego aiutatemi, divulghiamo nel mondo il piacere di assaporare un paio di aromi insieme, non come fa Dirk ogni tanto che cucina qualcosa e ci deve mettere 12mila spezie tutte insieme per dare gusto, che alla fine la pietanza sa di tutto e di niente o per meglio dire di troppo e del gusto originale dell’ingrediente principale non c’e’ piu’ traccia.

Devo pero’ spezzare una lancia in suo favore: la pasta al pomodoro e basilico ha finalmente imparato a farla davvero bene!

E per concludere che dire! Venite a trovarmi, che ci facciamo una scorpacciata di Ritz e Philadelphia (che insieme stanno pure bene), in una carrellata di gusti notevole!Magari sarebbe la volta buona che mi decido a provarli tutti perche’ in fondo la curiosita’ e’ tanta.

 

 

Attenti al treno!

Con il nuovo lavoro la mia macchinina(ona) sta macinando chilometri su chilometri, ed io con lei. 162 per la precisione. Ogni giorno 81 chilometri all’andata e 81 al ritorno. 2 ore di strada che passo con me stessa, con i miei pensieri, le mie riflessioni. Con una gioia primordiale guardando il paesaggio che attraverso in una bella giornata di sole, un po’ accigliata quando ci sono nuvole immense e scure che incutono un po’ di timore.

Ma quello che volevo descrivere oggi e’ la strada che percorro. Degli 81 chilometri, 5 sono tra le strade di Grand Forks e East Grand Forks, 8 sono nella perifieria di Thief River Falls, il paese in cui si trova l’azienda per cui lavoro.
Restano 68 chilometri suddivisi in 2 eterne rette che attraversano spazi immensi ricoperti di campi, alberi, qualche fattoria sparsa qua e la’ e silos. Adesso con la bella stagione e’ una meraviglia, il cielo blu blu blu sopra la testa e questi scorci rurali sono davvero belli, sfortunatamente pero’ abbiamo (ho) la cattiva abitudine, dopo un po’, di dare quasi tutto quello che ci circonda per scontato ed ecco che in questo mio specifico caso entra in gioco il cosi’ detto “pilota automatico”. D’altronde, rettilineo infinito e traffico quasi inesistente e metti magari poche ore di sonno, il mio cervello va in stand-by.
Ed e’ cosi’ che qualche giorno fa ho rischiato davvero grosso, ma come al solito lassu’ ci dev’essere un esercito di gente che mi ama e anche questa volta mi e’ andata davvero tanto ma tanto bene.
Non vi ho detto che in uno dei 2 rettilinei  ad un certo punto, cosi’ in mezzo al nulla, c’e’ un incrocio con una strada che interseca la mia in senso perpendicolare, che ovviamente ha la precedenza, quindi stop per me e subito a seguire un passaggio a livello, senza sbarra ne’ semaforo, tutto solo li’ con un semplice segnale “attenzione binario”.  E cosi’ io poche sere fa rientrando verso casa, ero entrata in modalita’ stand-by e mi sono resa conto all’ultimo momento che ero vicinissima al binario ad una velocita’ piuttosto sostenuta. Come dice mio papa’, sono letteralmente SALTATA sui freni! In un nanosecondo oltre a pensare “Fermati fermati FERMATIIIII!!!!!” sono anche riuscita ad imprecare mentalmente in turco contro il cambio automatico che non mi permette di sfruttare il freno motore. Credo di aver lasciato un’ottantina di dollari in gomme sull’asfalto, ma va bene lasciarne anche di piu’, pur di avere la pellaccia salva.

Ok, ammetto senza problemi che fosse successo qualcosa, la colpa era tutta e solo mia. Dopo questo evento sono molto piu’ sull’attenti e se mi accorgo che la modalita’ stand-by e’ in agguato faccio in modo che se ne torni a dormire e mi impongo di stare vigile e attenta. Allo stesso tempo mi chiedo anche come si fa a lasciare un binario attivo senza una anche seppur misera barriera? E non e’ che questo sia un caso unico, qui negli Stati Uniti ci sono spesso binari attivi che attraversano zone piu’ o meno sperdute e incrociano strade piu’ o meno trafficate senza   alcuna protezione. Lo so, e’ una questione di usi e costumi. Certo che anziche’ scrivere sui coperchi del caffe’ per asporto “Attenzione, e’ bollente, pericolo di ustione”, non sarebbe meglio segnalare a lettere cubitali un binario dove passa un treno che ti puo’ spazzare via in un nano secondo? La mia non vuole essere una critica, e’ solo un pensiero da persona del Vecchio Continente dove questa situazione non esiste, ne esistono tante altre pero’ che sicuramente posso equiparare a questa. (Adesso non me ne viene in mente nessuna…ah ah ah).

Che dire! Mi e’ andata bene perche’ sono cmq riuscita a fermarmi ad una distanza diciamo ragionevole per controllare che non arrivasse nessun treno. La prossima volta per provare il brivido spingero’ a tavoletta l’acceleratore……no! Non ci sara’ una prossima volta! No no no, grazie. Ho preso abbastanza strizza questo giro che sono a posto per un bel po’!

P.S.: Le foto sono state scattate la sera successiva all’accaduto, quando toh guarda passava il treno! Ripeto: lassu’ qualcuno mi ama!
P.P.S.: Non riportate questo post ai miei genitori. Grazie.

 

Lavoro nuovo vita nuova? No :)

Dopo 2 mesi e mezzo la mia esperienza lavorativa con Amazon si é conclusa. Ero a mezzo passo dal finire il training e lavorare finalmente in modo autonomo, questo però avrebbe anche significato dover lavorare, per almeno un anno, anche un giorno di ogni santo fine settimana e no, mi spiace, con una bimba di 4 anni e mezzo e un bimbo di quasi un anno NON VOGLIO sacrificare uno dei giorni in cui siamo tutti insieme. Ero quindi già decisa a lasciare il mio ancora nuovo ruolo e cercare un’altra occupazione, quando la seconda azienda con cui ero in contatto ha confermato il suo interesse ad avermi nel loro organico.
La mia solita fortuna sfacciata!

E così il 31 maggio ciao ciao Amazon e il 5 giugno “Eccomi DGChiave”. Premessa: il nome dell’azienda e’ composto da quelle 2 lettere maiuscole e la parola chiave pero’ in inglese. Vi chiederete se sono impazzita che l’ho scritto cosi’. No, sono ancora sana di mente (ma non so per quanto!) e perche’ faccio cosi’ la “misteriosa” ve lo spiego subito. Ho scoperto che c’è un ufficio addetto al controllo di qualsiasi cosa venga scritta nel web con associato il nome dell’azienda. Una volta un cliente ha scritto qualcosa di negativo in un qualche social media sull’azienda in questione. La cosa e’ stata riportata ad uno dei manager che ha preso il telefono in mano e ha chiamato la persona in questione chiedendo delucidazioni sul quel commento/affermazione negativi, perche’ anche qui, come in Amazon, il cliente prima di tutto! Il cliente deve avere la miglior esperienza della sua vita quando ci chiama. A scanso di equivoci spero che il mio stratagemma funzioni. Non che abbia nulla di particolarmente negativo da dire, ma sapere che c’e’ gente che ha perso il lavoro perche’ stupidamente ha scritto nel web cose tipo: “Giornata orribile al lavoro, odio il mio supervisore” ecco, mi mette un attimo a disagio. Certo, ignorante a tutti gli effetti chi lo ha fatto, ma in ogni caso non voglio arrischiarmi troppo. Che poi mi chiedo, metti che controllino il mio post, lo tradurranno su google translator per capire cosa ho scritto? Ah ah ah!

Ma torniamo a lei, a questa davvero SUPER AZIENDA! Sede unica in Minnesota, in un paesotto dimenticato da Dio di 8mila abitanti. In azienda ci sono la bellezza di 3mila 200 persone tra impiegati e magazzino. Praticamente questa azienda mantiene tutto il paese. Anche qui come con il freddo: se non provi questa cosa sulla tua pelle, non riesci ad immaginare dimensioni della struttura, via vai di gente, problemi logistici per il parcheggio, numero delle zone ristoro e relax all’interno dell’edificio, numero di bagni (che a me per ora pare insufficiente) considerando anche che l’azienda e’ in continua espansione. Velocemente 2 numeri  sulla struttura: attualmente la superficie aziendale tra uffici e produzione e’ di 55mila metri quadrati. Nel prossimo triennio un nuovo stabile di 92mila metri quadrati andra’ ad aggiungersi a quello gia’ esistente con nuove aree parcheggio, grazie a Dio. E’ in programma anche l’assunzione di altre mille persone. Ecco, se qualcuno vuole farci in pensierino, sappiate che qui lavoro c’é!
Altro paio di numeri: spediamo una media di 16-17MILA pacchi al giorno!!! UPS e FEDEX ci amano alla follia! Io vorrei portarvi a fare (dire una passeggiata e’ riduttivo) una marcialonga in magazzino. Vedere il nastro trasportatore a tuo fianco ovunque tu stia camminando che si snoda su 3 piani per passare vicino a tutti gli scaffali da dove viene prelevato e impacchettato il materiale da spedire, e’ qualcosa che fa strabuzzare gli occhi.
Una volta inserito un ordine, questo viene evaso nel giro di 20 minuti. Abbiamo a magazzino circa 5 milioni di articoli e da qualche anno e’ stato deciso di non stampare piu’ il catalogo e tenere solo quello on line. Chissa’ perche’!!! 5 milioni di articoli sono tanti, tantissimi e uno potrebbe pensare che la struttura e’ pure piccola per contenere anche solo un pezzo di ogni articolo. E invece no, signori e signore! perche’ noi distribuiamo dei pezzi a volte davvero minuscoli, piccoli piccoli. Noi siamo il 7 distributore nel mondo, il 4 negli Stati Uniti di componenti elettronici; quindi sensori, microchip, schede elettroniche e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

Differenze dal lavoro precedente? Poche. Tutto e’ programmato e ritmato per fare lavorare questa macchina nel miglior modo possibile. Nel mio caso si comincia alle 8:30. Una pausa di 15 minuti alla mattina, ore 13:00 mezz’ora (e sottolineo mezz’ora) per la pausa pranzo, ore 15:30 altri 15 minuti di pausa, ore 17:00 timbrare il cartellino e via.
Il lavoro e’ gestito in maniera tale da ottimizzare la produttivita’, quindi: rispondere al telefono al primo squillo (dopo un tot di volte che non ce la fai parte il monito verbale, se sei diabolico e insisti a non alzare la cornetta al primo squillo arriva quello scritto per non so quante volte, per finire poi con un bel inchino e il licenziamento). Idem piu’ o meno con gli ordini che il sistema smista sul tuo computer. O clicchi sul messaggio per aprirlo entro 2 secondi o il messaggio viene inoltrato ad un altro operatore e tu cominci ad essere di nuovo nei guai come nel caso telefonate. Nei primi 3 mesi puoi assentarti per un massimo di 24 ore non pagate. Superi di un minuto questo limite di tempo, stai pure a letto e dormi tranquillo fino alle 9 , che in azienda non ti vogliono piu’. Passati i 3 mesi di prova 40 ore di permessi pagati e 40 ore di non pagati per la durata di un anno. Ferie pagate, come raccontavo precedentemente, non sono famose negli Stati Uniti. O per meglio dire: ferie??? PAGATE??? Certo, dopo un anno di lavoro ti e’ concessa una settimana. 2 settimane quando lavori per l’azienda da 5 anni, 3 settimane dopo 10 anni. Feste comandate: non le elenco, troppo poche per una persona che arriva dall’Europa. Che altro? Non ricordo, ma questo e’ il quadro generale. Poco diverso da quello descritto nel post di Amazon.
E poi regole regole e ancora REGOLE! Regole sull’abbigliamento, sul come ti rivolgi ai colleghi, ai clienti e a chiunque altra figura ruoti intorno all’azienda. Regole sul quando assentarsi per i propri bisogi fisiologici (durante le pause e se proprio ti scappa, beh dai, ok, corri alla toilette). Regole per accettare gli ordini perche’ i nostri componenti sono molto desiderati dai terroristi. Regole per prevenire qualsiasi tipo di molestia sul luogo del lavoro (dall’evitare ogni tipo di contatto fisico al di fuori della sola stretta di mano, al divieto totale di raccontare barzellette a sfondo sessuale, razziale, o offensivo nei confronti di categorie protette.) E qui noi italiani cadiamo un po’ male eh.
Ah! questa poi, sentite qua: vietato qualsiasi tipo di profumo o crema corpo profumata per limitare i problemi di allergie. Scusa??? ho capito bene??? Pero’ si sono raccomandati:  “Si’! Per piacere, il deodorante usatelo!” e qui io non sono riuscita a trattenermi e sono scoppiata a ridere. L’unica in una classe di 16 persone. L’unica che rideva con 15 paia di occhi puntati addosso, anzi 16, dimenticavo l’istruttore, che alla fine mi sono pure dovuta scusare e chiedere “Ma sta dicendo sul serio?” “Si'” “Ah, ok”.
Mi capite quando dico che sono a momenti allibita?

A parte questi dettagli, l’azienda e’ sana e forte, paga bene, non mi fa lavorare i fine settimana, dista un’ora da casa, le persone per ora incontrate sono gentili e disponibili….ah si’, ho sorvolato sull’ora da casa.  Per ora tutto fila liscio, e’ estate, luce, sole, campi verdi, nuvole, un’ora di strada immersa nella campagna aperta, non un paesino, non un benzinaio nei 60 chilometri centrali del percorso. Signore fa che non fori mai una gomma, soprattutto in inverno che altrimenti sono fregata! Ma anche del percorso casa lavoro vi raccontero’ nei prossimi giorni perche’ ci sono un paio di cose interessanti….campi, sole,  cielo, campi, nuvole, fattorie, alberi, campi campi campi, strada dritta dritta senza fine, rettilineo, campi, binario, sole, campi…..BINARIO!?!?!?!

Ma questa e’ un’altra storia!

Ps: Al diavolo, io la foto con il nome dell’azienda la metto, se il prossimo post si chiama licenziamento, voi sapete il perche’! Ah ah ah ah!

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