Destinazione…infradito

Ci siamo! Tra ieri e oggi tutto ciò che la casa conteneva é stato impacchettato. Ora siamo nuovamente nell’alloggio temporaneo in base, quello stile Shining, (vedi mio post del 23 gennaio 2017)
fortunatamente non più per 4/5 settimane come é successo 16 mesi fa appena arrivati, ma solo per 2 forse 3 notti.

Domani vengono a caricare tutti i nostri averi. Sono un po’ preoccupata per alcuni mobili, li vedo un attimo affaticati, d’altronde é il loro quinto trasloco in giro per il mondo. Speriamo bene. Man mano che svuoteranno le stanze io sarò lì pronta con aspirapolvere e quanto altro necessario a pulire e abbiamo deciso che in qualche modo (magari non benissimo) ma faremo tutto domani. Venerdì 20 vogliamo partire, male che vada al massimo 2 orette venerdì mattina per migliorare qualche stanza in generale e poi pregando che qualcuno compri la casa quanto prima, viaaaaa si parteeeee!

So che la curiosità é tanta per coloro che mi seguono e ancora non sanno la nostra nuova destinazione.

Qualche indizio prima di svelare dove finiremo: 3100 km da percorrere, in programma abbiamo due tappe che decideremo se fare in base alle condizioni metereologiche durante il viaggio. Se troviamo pioggia primaverile non ho voglia di fare tappa e visitare città. In un altro momento senza problemi, ma adesso siamo tutti così sfiniti che abbiamo bisogno solo di riposo, sia fisico che psicologico (oltrettutto Dirk non é che sia ancora chissà che mobile!).

E poi arriveremo nella nostra nuova casa che si chiama Melbourne. Non in Australia (altro che 3100 km altrimenti!) ma in…. Floridaaaaaaaa!

Sìììììì! Ci aspetta una vita in infradito, attaccati all’oceano, tra palme, iguana, margarita e sole (ok, anche qualche tornado ogni tanto, ma ci penseremo se e quando dovesse succedere).

Melbourne si trova sulla costa orientale della Florida poco più a sud di Cape Canaveral (quindi diventerò esperta in lanci di razzi nello spazio). É posizionata ad un’ora da Orlando e 3 ore da Miami, per me una sorta di ritorno alla civiltà; finalmente di nuovo vicino ad areoporti internazionali e non più sperduti in tanta m…alora.

Siamo contenti? Sì, siamo contenti. Saremo anche vicini alla nonna americana (un’ora e mezza scarsa) che anche per i bimbi é solo un bene.

Insomma, pare le cose comincino a girare un po’ meglio perché ripeto, per tantissimi motivi (noti e non) questi 16 mesi in North Dakota mi hanno logorato. Il North Dakota é un gran bel stato da visitare, ma non é assolutamente il posto ideale per vivere; clima invernale troppo estremo e collegamenti “difficili” considerando gli standard a cui sono abituata io. Dopo aver vissuto per 45 anni ad un tiro di schioppo da areoporti internazionali quali Venezia, Dubai, Londra e Francoforte, stare qui con l’obbligo di raggiungere Minneapolis per qualsiasi trasferimento uuuuhh, una tortura per me!

E adesso a dormire. E speriamo domani il trasportatore sia puntale e liberi la casa “velocemente”, poi passo io a fare Mastro Lindo e poi oceano aspettaci, stiamo arrivando!

PS: Inoltre fra 10 giorni, prima di stabilirci a Melbourne abbiamo un matrimonio in spiaggia a cui partecipare!!! Robe da film. Seguirà di certo un racconto. Rimanete sintonizzati!

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Pronti!

Il grande giorno é arrivato!!!! Oggi servizio fotografico della nostra casa! Solo in questi giorni devo aver perso una cosa tipo un anno abbondante di vita per tutti i patemi d’animo e le arrabbiature, senza contare i mesi precedenti da inizio anno.

Posso comunque dire con soddisfazione che ce l’ho fatta! Ce l’ho fatta a mettere alcune cose al loro posto, tutte belle belline; ce l’ho fatta ad imbucarne tante altre nei posti più impensabili (ad esempio 3 punte per cacciaviti, 5 bulloni e 2 chiodi nel cassetto della biancheria di mio marito, che mi é costato meno tempo fare così anziché attraversare tutta la casa e scendere di un piano per andare in garage!). Ce l’ho fatta a decidere da dove cominciare (é sempre quello il mio blocco) che poi quando parto non mi ferma più nessuno, infatti in un paio d’ore ieri sera era quasi tutto sistemato. Mancano un paio di ritocchi che farò finito di scrivere.

Ho realizzato che potevo mettere qualsiasi cosa fuori posto, che tanto martedì arrivano i traslocatori e giocheranno a Tetris nei cartoni con tutti i nostri averi e questi ultimi verranno per ennesima volta mescolati tutti insieme (o quasi).

Ho capito che mi sono fatta il sangue amaro per 5 giorni senza motivo (ci si arriva sempre dopo comunque) che tanto se c’era disordine quelli che vedranno le foto di certo non mi aiutavano a sistemare. Che poi io mica sono una maniaca dell’ordine eh, non che mi piaccia vivere nel caos ma la mia non sarà mai una casa da copertina di AD, la mia si vede sempre e costantemente che é una casa vissuta.

In ogni caso altra lezione imparata: nella prossima casa mi prenderò tutto il tempo necessario per sistemare le cose a dovere, non come quando siamo arrivati qui che dopo neanche 10 giorni ho cominciato a lavorare a tempo pieno e tutto é rimasto nel limbo. E farò piazza pulita di tantissime cose. Basta, é ora di finirla con l’attaccamento a queste cose materiali, o no?

Ok, devo sistemare le ultime cose, vado e……”Venghino venghino Signori e Signore, guardate che carina” e……qualcuno la compri quanto prima grazie: 4 camere, 3 bagni completi, una toilette, cucina e sala da pranzo in un unico spazio, ampissimo salotto, garage con posto per due auto, quasi tre.

Cosa volere di più? L’amaro Lucano no grazie, ma un bel margarita dopo questa sfacchinata fisica e psicologica ci starebbe! Cin cin!

PS: Ops!!! Quasi dimenticavo, un grazie speciale a Dirk, che nonostante stia ancora zompettando armato di stampelle, si é fatto veramente in quattro per aiutare nel limite delle sue attuali possibilità.

Ma tu sei abituata

A 10 (forse 11) giorni dalla partenza, posso ufficialmente annunciare che siamo nuovamente in fase trasloco. Il primo che mi dice “Ma tanto tu sei abituata!” giuro su Dio che lo fulmino! É come dire ad una persona vittima di violenze, ma tanto tu sei abituata ad essere ferita.

Il fatto di fare/subire una determinata cosa frequentemente, non implica automaticamente che uno la faccia a cuor leggero e senza patemi di vario tipo. Poi fossimo solo io e Dirk, nessun problema, ma con due bambini il tutto si complica un pochino.

Al solo pensiero che venerdì arriva l’agente immobiliare a fare le foto tridimensionali degli interni, mi viene il voltastomaco. La casa é un campo di battaglia, non abbiamo mai finito di sistemarci a dovere nella nostra casetta blu che già si sbaracca e devo pure renderla in qualche modo presentabile. Alla mia domanda “Non possiamo fare le foto quando sarà vuota?” l’agente mi ha risposto “Ma sai, a tanti acquirenti piace vedere una casa con mobilio perché capiscono meglio gli spazi”. Io, con il fumo che usciva dalle orecchie, volevo rispondere che a casa mia si alza il fondoschiena e si va in loco a vedere gli spazi di persona, ma mi sono morsa la lingua.

In ogni caso non volevo tediarvi con il trasloco dal mero punto di vista pratico. Vorrei solo mettere nero su bianco le mie emozioni per quanto sempre ingarbugliate, a volte eccesive che però rispecchiano la mia personalità!

Questi 16 mesi in North Dakota sono stati una prova per me durissima. Sono una persona molto forte e di base ottimista, ma devo ammettere che in questo lasso di tempo ho tirato fuori forse solo il peggio di me. Felicità a sprazzi, musi e lamentele a piede libero. Purtroppo ci sono anche stati tanti, troppi eventi negativi (di alcuni ne ho parlato pubblicamente, di altri no) che hanno minato fortemente la mia stabilità non solo emotiva ma anche famigliare. Il colpo di grazia poi con il lutto fortemente scongiurato, che ha colto tutti alla sprovvista, in quanto successo nel momento in cui c’era un certo miglioramento nella salute del mio carissimo suocero. Altro elemento determinante, il clima, e qui non ho voglia di dilungarmi in spiegazioni. Insomma, un insieme di tante piccole grandi cose che si accumulano l’una sull’altra fino a far sembrare la montagna insormontabile e la sensazione é stata quella di essere schiacciata da un peso troppo grande per me da reggere. Aggiungo poi che la mancanza di amicizie e la lontananza da entrambe le famiglie a me pesa tantissimo.

Ma nel tunnel prima o poi si vede un puntino luminoso laggiù in fondo, che pian piano s’ingrandisce fino ad essere un fascio di pura luce che ti avvolge. Ed é così che comincio a sentirmi io. Nonostante l’ulteriore stress a cui sarò sottoposta nei prossimi 10 giorni, pian piano quel puntino luminoso si ingrandirà.

Mi sono chiesta a cosa mi sono serviti questi mesi in questa zona in un certo senso desolata e completamente fuori dal mio mondo. Ci ho dovuto riflettere un po’ e ho capito sulla mia pelle che per quanto male tutto possa andare, prima o poi le cose cambiano. E cambiano per il meglio. Il tempo passato qui mi ha dimostrato che ho tante care persone che mi amano anche a distanza. Un messaggio, una telefonata nel momento giusto mi hanno davvero risollevato la sorte e mi hanno fatto sentire il calore degli affetti lontani. La tecnologia che mi ha messo in contatto con una persona che inconsapevolmente é stata per me un aiuto immenso e che non vedo l’ora di incontrare di persona al primo rientro a casa. Insomma, le belle cose ci sono sempre, basta tenere occhi e cuore aperti e saperle cogliere.

Nei mesi passati consideravo il meglio per me mandare tutto al diavolo e tornarmene da dove sono venuta. Anche adesso sinceramente se ci penso rimane l’opzione per me più allettante (per chi non l’avesse ancora capito io muoio di nostalgia di casa ogni santo giorno), la mia famiglia, amici, stile di vita, luoghi e abitudini a me carissimi, ma voglio prendere con entusiasmo ed ottimismo per ennesima volta anche questa nuova svolta e fare in modo che l’entusiasmo mi porti a raggiungere piccoli obbiettivi che mi sono posta, senza lasciarmi fuorviare come al solito dalla nostalgia, dall’inezia, dal crogiolarmi nei miei piccoli grandi dispiaceri (chi non ne ha a questo mondo?)

Questa volta davvero punto in alto, punto verso il cielo blu. La mia destinazione é quella in questo momento! La vera destinazione geografica la comunicherò quando staremo per partire. Sarà un lungo viaggio in macchina attraverso diversi stati, ottima occasione per fare qualche bella foto e forse qualche tappa, vedremo.

Intanto chiedo a tutti umilmente di augurarmi il vento in poppa, credetemi, ne ho bisogno. Grazie ♥️

Sacagawea

Una cosa che mi ha molto affascinato del vivere qui in North Dakota é stata il conoscere un po’ di più la storia dei nativi americani, da noi chiamati anche indiani o pellerossa.

Ci sarebbero un milione di cose da raccontare ma oggi mi soffermo su un personaggio femminile qui molto noto ed amato, una donna di nome Sacagawea.

Si raccontano molte leggende su di lei ma le fonti storiche riportano che Sacagawea, figlia di un capo tribù Shoshone, fu rapita all’età di 12 anni da una tribù nemica e venduta ad un, dico io cafone, franco-canadese di nome Charbonneau, che la prese come una delle sue spose (il delinquente, che trafficava pelli di orso, bisonte e quant’altro gli capitasse a tiro, aveva già un’altra moglie, sempre una donna nativa della stessa tribù Shoshone).

Viveva con l’aguzzino (almeno io lo vedo così) nel territorio dell’attuale North Dakota e all’età di 16 anni, mentre era in gravidanza, lei e il marito accettarono di accompagnare i noti Lewis e Clark in una spedizione alla ricerca di una via che collegasse la Louisiana di allora (territorio molto più esteso di quello attuale) alle terre che si affacciano sull’oceano Pacifico, la così chiamata Oregon trail.

Sacagawea era una donna davvero molto intelligente. Aiutò i due esploratori ad attraversare le terre dei nativi americani, grazie alla conoscenza che aveva di più di una lingua dei nativi (sì perché noi conosciamo solo le principali tribù, ma ho scoperto che c’è n’erano una miriade ed ognuna con la propria lingua). Il marito collaborava in questo lavoro di interpretariato poiché parlava una lingua dei nativi, il francese e l’inglese.

Sacagawea faceva da tramite ai due esploratori negli scambi commerciali con i nativi, avendo sempre una grande diplomazia in ogni tipo di contrattazione e risultò essere anche un’ottima guida poiché ricordava, dalla sua infanzia, vari sentieri tra le montagne per superare zone critiche. Inoltre grazie alla sua presenza la spedizione non subì mai un attacco da qualche tribù in quanto vedendo una donna pellerossa con dei bianchi, i nativi erano convinti che i bianchi fossero buona gente (tsé!).

Lasciatemelo dire, era una con le palle Sacagawea! Oltre ad essere l’unica donna in una spedizione composta da 33 persone, voglio ricordare, come detto sopra, che partì in gravidanza e partorì il suo primo figlio lungo il cammino. Proseguì poi il viaggio di esplorazione con il neonato, una cosa da Nobel al coraggio e alla forza, sia fisica sia d’animo.

Una volta raggiunto l’oceano Pacifico in Oregon, la spedizione costruì un fortino in cui passare l’inverno e nella successiva primavera ritornarono nell’attuale North Dakota. La spedizione ebbe luogo da maggio del 1804 a settembre del 1806.

Nota interessante: al marito a fine spedizione vennero pagati 500 dollari (somma esorbitante all’epoca) e gli vennero donati più di 200 acri di terra. A lei (indovina indovinello?!?) zerovirgolaniente!!!

Di seguito pare che Sacagawea lasciò il marito e passò comunque il resto dei suoi giorni in North Dakota.

Sulla sua morte ci sono due versioni. La prima dice che morì a 23 anni a causa di una qualche malattia. La seconda, che a me piace di più, dice che si rifugiò in una qualche riserva e visse fino alla veneranda età di 100 anni.

Tutta la letteratura e cinematografia prendono per buona la seconda versione, la realtà pare non ci riporti alcun documento e/o testimonianza completamente affidabile in merito, quindi siamo liberi di pensarla a nostro piacimento.

Io opto per la lunga vita, me la vedo da vecchietta con tanta saggezza negli occhi e nel cuore e anche tanta tristezza considerando lo sterminio a cui é stato sottoposto il suo popolo. Senza dimenticare la fierezza dello sguardo che vedo in ogni nativo incontrato finora.

Insomma, é una bella storia, di seguito riporto due link per chi é curioso e vuole scoprire qualcosa di più sia sulla spedizione, sia su questa grande donna pellerossa (ce ne sono a bizzeffe) e foto di una scuola elementare di Grand Forks nominata in onore ai due esploratori Clarke e Lewis con un murales su uno dei muri esterni che li rappresenta con la bella Sacagawea

https://www.biography.com/people/sacagawea-9468731

https://oregonencyclopedia.org/articles/lewis_and_clark_expedition/#.WswsEmhOk0M

Buona lettura gente e parlerò dei nativi nuovamente a brevissimo.

Sconvolta io, che mi sconvolgo per niente (o quasi)

Quello di cui parlo oggi per me é stato ed é davvero sconvolgente.

Lo scorso novembre come di consueto c’è stato il servizio fotografico in asilo. Io contentissima! Finalmente delle belle foto dei miei pargoli fatte da un professionista ad un prezzo abbordabile.

Il giorno stabilito li ho preparati entrambi con il “vestito da festa” e via in asilo. Le foto sono state fatte a tutti i bimbi delle varie classi nell’arco della giornata e poi non restava che l’attesa di ricevere i campioni e decidere se e quale scatto comprare.

Dopo 2 settimane circa ho ricevuto le buste che contenevano le foto campione dei bimbi. E fin qui tutto bene direi.

La cosa che mi ha sconvolto é stata vedere nella parte inferiore della pagina ricevuta la foto dei miei bimbi riproposta in formato tessera con tutti i riferimenti nel caso il bambino sparisca (= rapito o scappato di casa).

Il mio modo di pensare ha inteso la cosa solo come possibilità di rapimento (devo aver guardato troppe stagioni di “Criminal minds”) e ammetto che per le seguenti settimane ne ero parecchio turbata.

Lo sapevo già che la società americana si basa sulla paura e sulla prevenzione, basti pensare, giusto per fare un esempio anche banale, che sui bicchieri di Starbucks c’è scritto “Attenzione, contenuto bollente”. Beh, ma non é ovvio? Ho ordinato una secchiata di caffé, non una granita!

Ma vedere le foto delle mie creature con scritto a fianco “Missing” e “Call 911…” ecco, concedetemi che mi ha davvero tanto disturbato (e lo dice una che non si scompone tanto facilmente, anzi!)

Mi trovo spesso a confrontarmi con uno stile di vita basato su principi non tanto opposti quanto inesistenti nel mio modo di vedere questa nostra breve esistenza e questo a volte mi lascia indifferente, a volte mi irrita, a volte mi fa paura, come in questo specifico caso.

Certo, la cosa mi rimane impressa nella mente per del tempo e poi me ne dimentico pure, ma nel frattempo la pulce nell’orecchio c’è ed é molto fastidiosa.

Non é sempre facile adeguarsi a cose completamente diverse dal proprio stile e farsi scivolare addosso tutto, a volte si rimane non dico feriti, ma colpiti. E mi accorgo inoltre che con il tempo la mia flessibilità e apertura mentale sta perdendo un po’ del suo smalto. Io ce la metto tutta, lo giuro, ma a momenti il lato “orso” ha la meglio, magari sarà dovuto anche al clima, chi lo sa! E così mi ritrovo a combattere pensieri negativi e a cercare il bello ovunque, anche in cose assurde pur di sconfiggere questo malessere da cui mi lascio aggredire.

Fatto sta che questo evento, dopo quasi 6 mesi, ancora si fa sentire ogni tanto. Ci convivo e cerco di neutralizzarlo da sola visto che l’unica persona con cui ne ho parlato mi ha freddato con un: “Eh ma sai, tutti pensano sempre non può succedere a me!”. A posto. Chiudiamoci in casa e non facciamo più nulla se non guardare la televisione spaparanzati sul divano, mangiando schifezze; il così detto in americano “couch potato”.

Ma sì dai, al diavolo, ce la posso fare, mi cospargo di ottimismo e avanti.

Forza a me! / May the force be with me!